06 Feb, 2023

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Tassone: “La giustizia non è un tema, ma il tema della civiltà di un popolo”

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AgenPress. I problemi della giustizia ciclicamente sono al centro del confronto fra contrapposte scuole di pensiero. L’ intensità del dibattito è sempre inversamente proporzionale ai risultati. Le modifiche delle norme fatte, dopo defatiganti mediazioni, non sono risolutrici.

La giustizia non è un tema, ma il tema della civiltà di un popolo. Le posizioni esposte dal ministro Nordio hanno trovato opposizioni e accoglienze.  A volte manca la pacatezza della riflessione.

La giustizia perde centralità quando prevalgono atteggiamenti difensivi in chi nel settore è chiamato ad operare nell’esclusivo interesse della comunità. Alcuni magistrati ritengono essere detentori di un rinascimentale beneficio ecclesiastico assoluto e incondizionato.

La polemica con il Ministro della Giustizia si fa sempre più virulenta quando il guardasigilli paventa la subalternità della politica nei confronti delle procure. Una vecchia storia di divergenze tra magistratura e politica.

Il “partito” di alcuni procuratori è stato artefice della svolta, nel clima di Tangentopoli, che ha capovolto il sistema delle responsabilità consacrato nella Costituzione.

Infatti con la rivoluzione in via giudiziaria dal ’92 al ‘94, finiva l’era dei partiti e la democrazia subiva una snaturazione disastrosa: un incamminamento verso l’individualismo. Non più laeders di movimenti politici ma “eroi”: il prodotto dalla resa di una classe dirigente politica, fiaccata dai colpi delle inchieste del pool mani pulite.

Una stagione in cui i protagonisti diventano i Procuratori. Borrello, Colombo, Davigo, Di Pietro ecc. osannati personaggi a cui affidarsi. Se ci fossero state in quel periodo le elezioni con il voto diretto da parte del popolo un Di Pietro sarebbe stato eletto con l’ottanta per cento dei votanti Presidente della Repubblica con pieni poteri….

Oggi continua il protagonismo delle procure.  I contributi sono indispensabili e cercati, gli ultimatum vanno respinti.

La polemica nei confronti di Nordio? Nulla di nuovo se non in più il risentimento di magistrati per un ex collega che ha cambiato mestiere e si è posto dall’altra parte del tavolo. Il tema delle intercettazioni? Un argomento artificiosamente sopravvalutato per attrarre la stampa nella polemica.

Il problema sarà risolto eliminando dispersioni non utili a contrastare il crimine in qualsiasi modo declinato. Le riforme del passato sono state inadeguate. Bisogna cambiare il sistema.

I ritocchi non servono e, a volte, aggravano i problemi (penso, ad esempio, al reato del traffico di influenza e alla retroattività della Severino).

Ma i problemi di non semplice soluzione sono: la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura ancora intatto santuario delle correnti, la previsione di un diverso status per gli inquirenti che non possono appartenere alla magistratura (la divisione delle funzioni non è esaustiva) e la riconsiderazione del ruolo del GIP lasciato senza mezzi per svolgere una funzione delicata, oggi ritenuta erroneamente di risulta rispetto a quello delle Procure, che dopo lunghe e complesse indagini pretendono decisioni repentine alla stregua di un vuoto formalismo.

La Magistratura non è un potere è un ordinamento. L’amministrazione della giustizia è un bene che va sottratto alle sfide personali, para -politiche e di potere.  E’ l’architrave su cui si regge un Paese civile in cui il diritto è presidio di libertà.

Mario Tassone

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