03 Dic, 2022

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Minori. 23mila in comunità. 6 su 10 sono italiani, in prevalenza hanno tra i 14 e i 17 anni

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AgenPress – Sono 23.122 i bambini e i ragazzi ospiti delle 3.605 comunità per minorenni attive in Italia. Il numero, riferito al 31 dicembre 2020, è stato reso noto dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza in occasione della pubblicazione di una raccolta dati realizzata in collaborazione con le procure presso i tribunali per i minorenni. Si tratta del volume La tutela dei minorenni in comunità, giunto alla sua quarta edizione.

La precedente ricerca aveva rilevato che a fine 2017 i minorenni in comunità erano 32.185 e accolti in 4.027 strutture. Nel 2020, dunque, si rileva un calo di circa 9.000 ospiti, riconducibile per lo più alla diminuzione dei minorenni stranieri non accompagnati (Msna) presenti nel nostro Paese. Questi ultimi sono passati – stando ai dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali – dai 18.303 del 31 dicembre 2017 ai 7.080 del 31 dicembre 2020.

Quale è la situazione dei minorenni in comunità rilevata dallo studio appena presentato? “La quarta raccolta dati prende in considerazione il triennio 2018, 2019 e 2020”, spiega l’Autorità garante Carla Garlatti. “Viene registrata una sostanziale stabilità delle presenze: erano 22.613 nel 2018, 21.650 nel 2019 e 23.122 nel 2020, con oscillazioni dipendenti in buona parte dalle variazioni del numero degli Msna”. Il numero medio di ospiti per struttura a fine 2020 è 6,4, identico al dato del 2018. I distretti con maggior numero di minorenni sono Milano (13,4%), Palermo (11,1%), Bologna (8,9%), Napoli (7,5%), Roma (6,6%) e Venezia (6%).

“C’è una notevole difformità tra territori”, evidenzia Carla Garlatti. “A fronte di una stabilità del dato a livello nazionale nel triennio 2018-2020, risultano invece evidenti le differenze tra i distretti. Ciò non è riconducibile solo al numero degli Msna, ma anche a una diversa presenza dei servizi sociali. Peraltro, a una quantità maggiore di allontanamenti non corrisponde sempre e necessariamente una condizione di più grave disagio del territorio, poiché gli interventi a protezione di bambini e ragazzi dipendono da una pluralità di fattori”.

Dai dati raccolti emerge che il 55% degli ospiti ha un’età compresa tra 14 e 17 anni, il 15% tra 6 e 10 e il 14% tra 11 e 13. Sono presenti anche maggiorenni, che su base nazionale risultano 2.745 al 31 dicembre 2020, pari all’11,9% del totale. La maggior parte dei minorenni in comunità è di cittadinanza italiana (55% nel 2018, 61% nel 2019 e 60% nel 2020). Gli stranieri a fine 2020 sono il 40%, dei quali il 24% Msna. Il 61% è di genere maschile e il 39% femminile.

Rispetto poi ai tempi di permanenza in struttura, emerge che per il 26 % sono superiori a due anni. Va detto che la rilevazione, in questo caso, è stata effettuata solo sul 65% dei minorenni in comunità presenti in Italia. In alcuni distretti (Torino, Genova e Trento) la permanenza superiore ai 24 mesi riguarda più del 30% degli ospiti, in altri distretti invece si riferisce a meno del 20% (Palermo, Potenza e Campobasso).

Le novità: gli allontanamenti d’urgenza e il numero dei controlli

La ricerca rileva anche i motivi dell’inserimento in comunità. Il 78% dei bambini e dei ragazzi presenti nelle strutture a fine 2020, secondo i dati forniti da 18 procure su 29, è risultato esservi stato collocato su disposizione dell’Autorità giudiziaria, il 12% per decisione consensuale dei genitori e il 10% per allontanamento d’urgenza ai sensi dell’articolo 403 del codice civile. Quest’ultima rilevazione rappresenta una novità, che consente inoltre di misurarne la percentuale per ciascun distretto: a Salerno vi si è fatto ricorso per il 56,6% dei casi, mentre all’Aquila e Potenza non risultano allontanamenti d’urgenza nel periodo preso in considerazione.

Per la prima volta è stato pubblicato il numero dei controlli effettuato dalle procure minorili sulle comunità. Un vero e proprio record in termini assoluti tra ispezioni e sopralluoghi compiuti nel corso 2020 si registra a Bologna (704 su 352 strutture). Altre procure invece hanno registrato maggiori difficoltà.

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