07 Ott, 2022

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Cerno a Radio Popolare: “Sono entrato in Parlamento col Pd e col Pd esco. Però non ho ancora deciso se e per chi votare”

AgenPress. «In Parlamento ho visto persone cambiare idea a ogni cambio di segreteria, banderuole che accusavano me di voler aprire al Movimento 5 stelle poi sono andati a fare i ministri in un governo che osteggiavano fino a un minuto prima. Ma ho visto anche tanti bravissimi politici che invece sono rimasti coerenti con le loro idee: molti di questi ora sono stati lasciati a casa perché rompevano le scatole».

È uno dei passaggi di una lunga intervista del senatore uscente del Pd Tommaso Cerno, a Radio Popolare.

«Mi hanno etichettato come renziano», ha detto ancora Cerno, «ma io Renzi l’avevo visto due volte in vita mia prima di candidarmi, e da giornalista non l’avevo certo trattato bene».

«In realtà io ho corso per il Pd e per la sinistra, non per lui, né per una corrente. Lui era semplicemente il capo del centrosinistra italiano».

«Poi è arrivato Zingaretti, che per me è rimasto un mistero: ha preso in mano il partito con un’idea forte di estenderlo, di aprire alla sinistra fuori dal Palazzo, nelle piazze, poi da un giorno all’altro si è dimesso, io non ho ancora capito il motivo.

«E allora è tornato da questo esilio francese un signore (Letta, ndr) che rappresentava esattamente l’opposto: ha emesso ordini, ha riempito il partito con le sue truppe e lo ha trasformato in questa cosa che vediamo adesso: cioè sostanzialmente una piccola vendetta privata portata a termine con 8 anni di distanza, che nulla c’entra con quello di cui la sinistra avrebbe bisogno. Il Pd poteva essere una grande canzone popolare, Letta lo ha trasformato in un coro di chiesa con le voci bianche».

«Quando Letta è tornato dalla Francia, fu accolto da un grande applauso all’assemblea del Pd. Io temevo che questo applauso contenesse soltanto il livore e la vendetta, ma pensavo che – con la sua storia di cristiano sociale progressista – non cadesse in questo tranello. Invece ho visto giorno dopo giorno che tutto ciò che accadeva nel Pd era figlio di questa necessità. Ora il centrosinistra va dritto verso lo schianto alle elezioni e questa volta i cocci andranno a finire lontano, il segretario dovrà dimettersi: ha messo nelle liste tutti i suoi per avere il controllo dei gruppi parlamentari anche quando non sarà più  il leader.»

«Renzi aveva dato un sogno al Pd prima di entrare a Palazzo Chigi. Quando è diventato premier però si è rivelato per quello che è: un uomo di potere, solitario, convinto sempre di avere un’idea più degli altri, mentre un capo politico deve essere soprattutto una spugna delle idee degli altri. E così è arrivato il suo grande fallimento, che ha portato con sé il Pd. Un fallimento non solo elettorale ma soprattutto culturale, che ha ri-coagulato tutto il vecchio gruppo dirigente desideroso di riprendere il potere. Così la sinistra ha perso dieci anni. Penso che il risveglio di Renzi sarà nel centrodestra,che ha bisogno di un’ala più moderata, mentre con la sinistra ormai ha rotto i ponti. E il centro in Italia è solo un’illusione ottica, un miraggio che non esiste».

«Tra chi mi ha deluso di più, spicca la Serracchiani. In questi cinque anni l’ho vista saltare come una ranocchia da una corrente all’altra, da una segreteria all’altra, pur di rimanere a galla. Dal Friuli è scappata a gambe levate per non perdere di 30 punti con la Lega»

«Meloni? Credo che abbia intrapreso una strada molto molto difficile e che all’Italia non fa male, quella di dover fare i conti con una destra che non può esistere in più, né nel Parlamento né nelle strade. Se non fa l’errore di nascondere sotto il tappeto una parte di sé, regalerà all’Italia una destra staccata dal fascismo. E se ci riuscirà, avrà fatto una cosa che alla destra non è riuscita con Berlusconi e alla sinistra non è riuscita con Renzi: ripartire daccapo facendo davvero una cosa nuova. E quindi approcciandosi al nuovo millennio più avanti rispetto a noi di sinistra».

«Il governo Conte due è nato al ristorante, a un pranzo tra Casini, Zingaretti e il sottoscritto. Erano i giorni del Papeete, Salvini si era convinto di poter fare il premier. In Senato però era in discussione la Tav in Val di Susa, una ‘grande opera’ contro cui io avevo fatto una battaglia con inchieste e reportage già da giornalista. Durante il mio discorso contro la Tav, Renzi si era allontanato perché pensava che dicessi follie, invece dai banchi dei Cinque Stelle iniziarono a piovere applausi, prima una volta, poi un’altra, alla fine furono sette applausi che stupirono moltissimo Renzi. Finito il mio intervento Casini prese me e Renzi e ci disse: “Ma vi rendete conto di cosa è successo oggi?”. E ci portò a pranzare insieme, noi tre. Fu in quel pranzo che convinse Renzi a sparigliare, aprendo ai Cinque Stelle e facendo nascere il Conte due».

«Il mio futuro? Torno alla scrittura, al giornalismo, mi piacerebbe fare un giornale mio. Qualcuno mi ha proposto di ricandidarmi, ad esempio il gruppo che stava nascendo attorno a Marco Rizzo. Ma io sono entrato in Parlamento col Pd e col Pd esco. Però non ho ancora deciso se e per chi votare. Non vedo molte cose di sinistra sulla scheda».

 

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