29 Gen, 2023

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Benevento. Inchiesta Asl. Nunzia De Girolamo assolta anche in Appello. “Un incubo terribile, durato 9 anni”

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AgenPress – “Assolta dopo 9 anni, finalmente finisce un incubo terribile“. Così l’ex ministra Nunzia De Girolamo commenta  l’assoluzione appena confermata anche in appello nell’inchiesta sulla Asl di Benevento che nel 2014 la portò alle dimissioni da ministro delle Politiche agricole.

De Girolamo era stata rinviata a giudizio insieme agli altri imputati per presunte irregolarità di gestione nella Asl di Benevento. Un’inchiesta nata sul finire del 2013, che esplose a inizio 2014 e che indusse l’allora ministra a dimettersi, non indagata, dal governo Letta. Gli inquirenti all’epoca definirono i vertici dell’istituto “un direttorio politico-partitico” che avrebbe influenzato le scelte di gestione.

“Sono felice che anche la Corte d’Appello abbia confermato la mia assoluzione piena e ringrazio chi, in questi anni difficili, mi ha dimostrato vicinanza e affetto. Resta, certo, l’amarezza per il linciaggio mediatico subito”, ha commentato ricordando come proprio l’inchiesta l’abbia “costretta a lasciare da ministro“.

“Finisce un incubo durato 9 anni, sono felice che anche la corte d’appello abbia confermato la mia assoluzione piena”, ha commentato De Girolamo. “Voglio ringraziare chi, in questi anni terribili mi è stato sempre vicino con affetto, a iniziare dalla mia famiglia. Resta senza dubbio l’amarezza per un linciaggio mediatico senza precedenti. Nessuno mi restituirà i nove anni di serenità, ma per fortuna esiste ancora una giustizia giusta ed oggi mi godo questo momento”.

”Per il linciaggio mediatico, nel 2014, mi sono dimessa da Ministro. Non ero nemmeno indagata. Prime pagine, titoli roboanti. Per l’assoluzione, invece, tre righe per le quali serve il binocolo. Io mi dimisi, oggi nessuno ha coraggio di chiedere scusa. Questione di stile, credo”.

Un intrigo per via delle registrazioni che uno degli imputati, l’ex direttore amministrativo dell’Asl, Felice Pisapia, realizzò di nascosto nel corso di due incontri tenuti nella casa del padre della De Girolamo, che all’epoca non aveva ancora assunto incarichi di governo. Vertici ai quali lo stesso ex ministro, allora coordinatore provinciale del Pdl, aveva preso parte attivamente. L’acquisizione di quelle registrazioni da parte della magistratura portò al coinvolgimento dell’ex ministro nell’inchiesta che aveva preso il via da una serie di fatture pagate per prestazioni sanitarie per l’accusa mai effettivamente erogate.

Associazione per delinquere, concussione e utilità in cambio di voto elettorale: queste le accuse originariamente contestate, a vario titolo, a De Girolamo e agli altri sette imputati, tutti assolti in primo grado, il 10 dicembre 2020, perché il fatto non sussiste. Contro l’assoluzione aveva fatto ricorso la procura, solo nei confronti di sei imputati, tra cui l’ex ministra, e per i soli reati di concussione, consumata e tentata. La procura generale ha chiesto condanne per tutti, ma la Corte ha confermato oggi l’assoluzione piena.

Due le vicende al centro del processo: la prima per concussione e turbativa d’asta, riguardo la gestione di quattro gare d’appalto e la seconda per una tentata concussione riferita alla gestione del bar interno all’ospedale Fatebenefratelli di Benevento passata una società riconducibile a una cugina di Nunzia De Girolamo.

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