Agenpress – Il ministro degli Esteri Luigi di Maio è atterrato questa mattina a Tripoli dove vedrà Fayez al Sarraj, il vicepresidente del consiglio presidenziale Ahmed Maitig, il ministro degli Affari esteri Mohamed Siala e il ministro degli Interni Fathi Bashaga. Subito dopo si sposterà a Bengasi per incontrare Khalifa Haftar. Infine Tobruk, per vedere il presidente della Camera dei rappresentanti Aghila Saleh.
La soluzione della crisi in Libia “non può essere militare”, ha detto Di Maio incontrando a Tripoli Ahmed Maitig, dopo un colloquio bilaterale con il ministro degli Esteri libico Mohammed Siala.
Al centro dei colloqui in Libia di Di Maio – primo esponente del governo italiano a visitare il Paese dalla missione del 23 dicembre scorso del premier Giuseppe Conte a Tripoli ed in Cirenaica – ovviamente la guerra civile in corso dal 4 aprile scorso, per la quale secondo l’Italia non può che esistere una soluzione politica, la lotta all’immigrazione clandestina e poi i memorandum che Tripoli ha firmato con Ankara. Quello sulla delimitazione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale, che, secondo la diplomazia italiana ed europea, “viola i diritti degli Stati terzi”, e quello sulla cooperazione nel settore della sicurezza.
Un accordo, questo, che rischia di provocare un’ulteriore escalation del conflitto, con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che, ricevendo ieri a sorpresa Serraj a Istanbul, ha ribadito la disponibilità all’invio di soldati in Libia se Tripoli lo richiedesse. Una circostanza che conferma come il Paese sia diventato il nuovo obiettivo su cui Mosca e Ankara giocheranno la loro nuova partita nella regione dopo quella in Siria.
“Forse la Russia e i turchi vogliono usare la carta Libia per vittorie e concessioni su altri campi. Un accordo per il bene della Libia o una cessione delle ostilità al momento tra Turchia e Russia mi sembra difficile”, ha affermato ad Aki Claudia Gazzini, esperta di Libia dell’International Crisis Group (Icg).