Assegno unico. Meloni: se Commissione Ue dovesse avere ragione vuol dire che dovremmo rinunciarci

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AgenPress –  La procedura d’infrazione della Commissione Ue sull’assegno unico “è la dimostrazione del perché l’Europa va cambiata”, e “per noi vuol dire, se loro alla fine avessero ragione, dover rinunciare all’assegno unico”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, ospite di Quarta Repubblica, su Rete4. “Chiaramente se io devo andare a dare l’assegno unico a tutti non solo i comunitari, ma anche agli extracomunitari che lavorano in Italia, anche agli extracomunitari secondo loro che hanno i figli in patria, io non lo reggo”, ha spiegato, Meloni ribadendo che intende “dare battaglia” e auspicando “che la Commissione di domani possa essere un po’ più pragmatica”.

“Questa è la dimostrazione del perché l’Europa va cambiata, perché fa delle cose che sono oggettivamente surreali. Abbiamo un’Europa che affronta l’inverno demografico e non si pone minimamente il problema, perché tra le priorità dell’Ue non è contemplato che l’Europa, di fatto, come civiltà rischia di scomparire, se continuiamo così. Non si pone minimamente il problema, dopodiché quando i governi cercano di dare una mano alle famiglie del loro Stato per fare dei figli, ti fanno le procedure di infrazione”.

“Quando noi siamo arrivati – ha aggiunto – abbiamo raddoppiato l’assegno unico per il primo anno, uno strumento che considero parte di un sistema che deve funzionare con altri provvedimenti, ma molto importante: aumento medio di circa 720 euro per le famiglie che lo prendono, coinvolge più o meno 6 milioni di famiglie in Italia, è uno sforzo importante. Chiaramente, se devo dare l’assegno unico a tutti, non solo ai comunitari ma anche agli extracomunitari che lavorano in Italia, e anche agli extracomunitari, secondo loro, che hanno i figli in patria, io non lo reggo”. In questo caso, per la premier c’è anche il problema che lo Stato “non è in grado di verificare l’Isee”.

“L’Europa ci sta contestando i lavoratori comunitari e potenzialmente i lavoratori extracomunitari anche con i figli in patria. Ora lei capisce che io non lo reggo, per cui – ha chiarito la presidente del Consiglio – intanto intendo dare battaglia su questa cosa, ma speriamo che la commissione di domani su questo possa essere un po’ più pragmatica”.

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