AgenPress. Oltre 176mila tonnellate di carburante, in gran parte diesel, sarebbero state spedite dalla Corea del Sud verso la Russia nei mesi di luglio e agosto, anche attraverso petroliere sottoposte alle sanzioni di Regno Unito e Unione europea. È quanto emerge da un’analisi del Guardian, realizzata sulla base dei registri portuali e dei dati relativi al tracciamento delle navi.
Secondo il quotidiano britannico, sette petroliere avrebbero effettuato complessivamente 14 viaggi dalla Corea del Sud verso l’Estremo Oriente russo. Tre delle navi coinvolte risultavano sottoposte a sanzioni da parte di Londra e Bruxelles.
Uno degli episodi analizzati riguarda un trasferimento di circa 26mila tonnellate di carburante da una nave a un’altra avvenuto al largo di Yeosu, nel sud della Corea del Sud. Operazioni di questo tipo, note come trasferimenti nave-nave, possono rendere più complessa la ricostruzione dell’origine e della destinazione di un carico.
Tra le petroliere citate dal Guardian figura la Layla, sottoposta a sanzioni, che avrebbe trasportato complessivamente circa 57mila tonnellate di diesel in due viaggi tra Ulsan e Vladivostok.
Un’altra nave sanzionata, la Astoria, avrebbe invece caricato quasi 11mila tonnellate di carburante nel porto di Ulsan, prima di dirigersi anch’essa verso Vladivostok.
L’analisi del Guardian sottolinea tuttavia che le spedizioni individuate non sembrano costituire una violazione della legislazione sudcoreana. Le restrizioni adottate da Seul nei confronti della Russia riguardano infatti soprattutto alcune categorie di prodotti, tra cui macchinari industriali, componenti elettronici e veicoli.
La vicenda mette quindi in evidenza la differenza tra le sanzioni adottate da singoli Paesi e quelle applicate nei diversi passaggi della catena commerciale. Una nave può essere sottoposta a misure restrittive da parte del Regno Unito o dell’Unione europea, mentre una determinata operazione di carico o di esportazione può non essere vietata dalla normativa del Paese in cui avviene.
Il volume delle spedizioni individuate — oltre 176mila tonnellate in appena due mesi — e l’utilizzo di petroliere già sottoposte a sanzioni riaccendono così l’attenzione sui meccanismi attraverso cui il carburante continua a raggiungere i mercati russi e sulla difficoltà di monitorare i flussi energetici internazionali attraverso le sole informazioni ufficiali sulle rotte delle navi.
