AgenPress. La recente riforma dell’accesso a Medicina e Chirurgia, con l’abolizione del test d’ingresso e l’apertura delle iscrizioni al primo semestre, rischia di avere conseguenze di non poco conto su tutta la delicata realtà delle altre professioni sanitarie. L’allarme arriva dal COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, che denuncia il pericolo di un effetto domino sulle iscrizioni agli altri corsi di laurea in ambito sanitario, già fortemente in crisi da anni.
CECCARELLI: “NON ABBIAMO BISOGNO DI STUDENTI CHE APPRODANO A INFERMIERISTICA O OSTETRICIA PER DELUSIONE E QUINDI FORTEMENTE DEMOTIVATI”
“Chi sarà scartato da Medicina dove finirà? Con quali criteri verrà indirizzato verso le altre professioni sanitarie? Non possiamo permetterci di riempire i corsi di laurea di studenti che si iscrivono per ripiego, senza una reale motivazione. Già oggi Infermieristica e molte altre professioni sanitarie soffrono un calo di iscrizioni drammatico. Se non si interviene con misure adeguate, rischiamo di ritrovarci con un eccesso di medici e una carenza cronica di infermieri, ostetriche, fisioterapisti e tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, figure fondamentali per il sistema sanitario nazionale” – afferma il Segretario Nazionale del COINA, Marco Ceccarelli.
I DATI DI ALMA LAUREA SULLE PROFESSIONI SANITARIE CONFERMANO LA CRISI
I recenti dati di Alma Laurea sulle professioni sanitarie, del resto, confermano la crisi pesantissima che attraversa infermieristica, con un evidente picco in termini di Appel. Se la passa male anche ostetricia, e guarda caso stiamo parlando delle due professioni chiave per il presente e il futuro della qualità dell’assistenza. Pericolosamente in ribasso anche altre figure chiave come quelle dei tecnici di radiologia.
INFERMIERISTICA GIÀ IN CRISI: UN CONTRACCOLPO DEVASTANTE IN ARRIVO?
Dal 2010 al 2024, le domande per l’accesso ai corsi di laurea in Infermieristica sono calate di oltre il 50%. Nel 2024, su 20.435 posti disponibili, le domande sono state appena 20.715, segnando un rapporto domande/posti (D/P) di 1,0, un dato che certifica il crollo dell’attrattività della professione. Un trend opposto a quello di altre professioni sanitarie, come Fisioterapia e Logopedia, che registrano ancora un alto numero di candidati rispetto ai posti disponibili.
L’EFFETTO DOMINO DELLA RIFORMA DI MEDICINA: RISCHIO MENO LAUREATI NELLE PROFESSIONI SANITARIE, QUALITÀ ASSISTENZA IN BILICO
Secondo le proiezioni basate su dati MIUR e FNOPI, la riforma dell’accesso a Medicina potrebbe portare a una riduzione drastica dei laureati nelle professioni sanitarie:
-2026: -15/20% di laureati rispetto alla media storica
-2027: -25/30% (anno di massimo impatto della riforma)
-2028: recupero parziale, ma ancora sotto del 15% rispetto ai livelli pre-riforma
-2029 e oltre: stabilizzazione su un livello inferiore, con un possibile -10/15% rispetto al passato Se fino a oggi l’Italia laureava 12.000-13.000 infermieri l’anno, questo numero potrebbe scendere sotto le 10.000 unità, aggravando ulteriormente la già grave carenza di personale sanitario.
CHI CONTROLLERÀ LA REDISTRIBUZIONE DEGLI STUDENTI?
La riforma solleva interrogativi urgenti: quali criteri permetteranno a un “respinto” di Medicina di accedere agli altri corsi di laurea? Verranno stabilite soglie di merito o ci sarà un travaso automatico verso Infermieristica e le altre professioni sanitarie? Se così fosse, ci ritroveremmo con il rischio reale di corsi pieni di studenti non realmente motivati, aumentando il tasso di abbandono e abbassando il livello di formazione. La sanità italiana non può permetterselo.
CECCARELLI: “INCENTIVARE TUTTE LE PROFESSIONI SANITARIE, NON SOLO MEDICINA”
“Se vogliamo un sistema sanitario efficiente, in virtù di una popolazione italiana che invecchia sempre di più con il conseguente aumento delle malattie croniche, dobbiamo valorizzare tutte le professioni, non solo quella medica. Servono incentivi economici, migliori condizioni di lavoro e campagne di orientamento mirate a far comprendere l’importanza di figure come infermieri, ostetriche, e tecnici sanitari. Altrimenti, rischiamo di trovarci con troppi medici e troppo pochi professionisti per garantire cure e assistenza adeguate ai cittadini” – conclude Ceccarelli.