Maria Teresa Bellucci Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali all’Italian Investment Council 2025 by Remind

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AgenPress. Si sono conclusi il 27 febbraio 2025 i tavoli di approfondimento di “Italian Investment Council 2025” by Remind – l’Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi Italiani – un’importante occasione di confronto tra Pubblico e Privato per promuovere le eccellenze del Made in Italy all’estero, analizzare le sfide e le opportunità legate agli investimenti e allo sviluppo economico sostenibile, sociale e culturale.

Esperti, Imprenditori, Manager, Professionisti Partner di Remind che hanno messo a disposizione esperienze e competenze per delineare insieme alle Istituzioni internazionali, nazionali e locali le Politiche industriali per la crescita dell’Italia, per la sicurezza e il benessere delle persone dove vivono, operano e transitano.

Tra i partecipanti Maria Teresa Bellucci, Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha cosi dichiarato: “Buongiorno a tutti, innanzitutto è un piacere essere qui con voi. Ringrazio il Presidente Crisafi per questo invito, ma soprattutto per l’organizzazione di questa iniziativa, una delle tante che Remind promuove per mettere insieme, creare sinergie, coesioni e alleanze, fondamentali per chiunque voglia governare una nazione, e certamente per l’Italia. È necessario poter dialogare con le categorie produttive, con le parti sociali, con gli esperti dei settori, soprattutto degli investimenti economici. Questo lo dico a fronte del mio incarico di Vice Ministro delegata alle Politiche Sociali.

Può sembrare strano, ma non è così: noi siamo fermamente convinti che, per distribuire ricchezza, bisogna produrre ricchezza. Se non si produce ricchezza, non si fa altro che distribuire povertà. I fondi non saranno mai sufficienti, gli stanziamenti non saranno mai bastevoli se non puntiamo sulla crescita e sugli investimenti.

Su questo abbiamo dettato una linea molto chiara sin dall’inizio. Guardate, io sono una psicologa e una psicoterapeuta, quindi figuratevi quanto io sia sensibile ai temi sociali, alle fragilità, all’aiuto delle persone più discriminate nella società. Ne ho fatto una professione, è la mia identità professionale. Parlo con professionisti e so bene quanto la scelta del proprio lavoro non sia qualcosa di periferico rispetto alla propria identità e alla scelta di come vivere la propria vita. Lo dico proprio a fronte dell’attenzione che ho sempre avuto e continuo ad avere per le fragilità.

Se vogliamo riconoscere a ogni persona il diritto di essere autonoma, libera di costruire la propria esistenza, la propria famiglia, di autodeterminarsi, dobbiamo puntare sulla crescita economica, sugli investimenti e sulla possibilità, per la nostra Italia, di capitalizzare quello che diceva prima il Presidente Crisafi: il talento italiano. Per questo abbiamo destinato molti investimenti, sia per quanto riguarda il lavoro (io sono Vice Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, con una specifica delega alle Politiche Sociali), sia in questa Legge di Bilancio, dove sono state stanziate risorse straordinarie per favorire l’inclusione lavorativa, in particolare di donne e giovani. L’Italia cresce se le donne sono maggiormente incluse nel mercato del lavoro.

Oggi, grazie agli investimenti fatti, abbiamo raggiunto un record per quanto riguarda l’occupazione femminile, superando il 53%. Ma, lo dico sempre a me stessa: questo significa anche che il 47% delle donne è ancora escluso dal mercato del lavoro. Ed è un problema, un problema ancora più grave se consideriamo il mismatching. In Italia oggi il problema non è la mancanza di opportunità lavorative, ma l’incrocio tra domanda e offerta: non ci sono sufficienti lavoratori e lavoratrici per coprire i vuoti occupazionali.

Quando parliamo di diminuzione della popolazione italiana e di inverno demografico, parliamo di temi sui quali il Governo ha lavorato sin dalla prima Legge di Bilancio, destinando oltre 6 miliardi alle politiche familiari e al sostegno della natalità. Ma dobbiamo anche dare attenzione al fatto che esiste una forza umana presente in Italia, rappresentata soprattutto da donne e giovani, che potrebbe essere una straordinaria forza occupazionale, ma che oggi è troppo distante dal mercato del lavoro.

Per questo abbiamo previsto decontribuzioni al 100% per i contratti a tempo indeterminato nei primi due anni per giovani e donne, e abbiamo introdotto aiuti per favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Un dato drammatico è che, alla nascita di un figlio, una percentuale significativa di donne, anche con titoli universitari, abbandona il lavoro. Questo è uno spreco enorme per l’Italia: economico, personale e familiare, perché le famiglie sostengono i percorsi scolastici e universitari. Cinque anni di università, specializzazioni, master… tutto questo rischia di essere vanificato se una donna è costretta a lasciare il lavoro dopo la maternità.

Per questo abbiamo aumentato gli incentivi per gli asili nido e li abbiamo estesi ulteriormente, prevedendo anche la decontribuzione per le lavoratrici madri, per consentire loro di scegliere liberamente di restare nel mercato del lavoro. Ma non solo. Vengo al sociale, perché voglio aprire una finestra su questo punto: abbiamo lavorato per cambiare il paradigma delle politiche sociali, spostandoci da un mero trasferimento economico a un vero e proprio investimento nei servizi sociali. Abbiamo potenziato i servizi sociali con fondi straordinari di 300 milioni di euro per garantire non solo più assistenti sociali, ma anche psicologi, educatori e professionisti in grado di accompagnare le persone fragili, che non devono essere pensate dallo Stato solo come beneficiarie di sussidi. Il sussidio non sarà mai sufficiente e sarà sempre troppo basso. Quelle persone hanno diritto a servizi e professionisti che le accompagnino verso l’autonomia, riducendo la necessità del sussidio stesso.

Da qui nasce la riforma del Reddito di Cittadinanza, con l’introduzione dell’Assegno di Inclusione, del Supporto alla Formazione e al Lavoro, e la creazione della piattaforma Siisl per l’incrocio tra domanda e offerta. Abbiamo anche avviato il primo investimento per il fascicolo sociale e lavorativo. Sapete cos’è? Anni fa si chiamava casellario dell’assistenza sociale o anagrafe sociale: una banca dati nazionale che fotografa la distribuzione delle risorse sociali in Italia. Negli ultimi 14 anni, gli investimenti per l’assistenza sociale sono aumentati di oltre il 130%, passando da 75 a oltre 160 miliardi di euro. È un incremento maggiore rispetto ai fondi per le pensioni, aumentati solo del 5%.

Non so quanti di voi conoscessero questi dati. Quando sono arrivata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ho potuto finalmente aprire quei cassetti che prima mi erano preclusi, anche da parlamentare. Questi dati mi hanno allarmato: oggi il problema non è tanto e solo stanziare ulteriori fondi per il sociale, ma capire come vengono spesi, a livello locale e nazionale. Senza una banca dati nazionale che offra una fotografia chiara, chi governa naviga al buio, senza stelle per orientarsi. E così fanno anche gli amministratori locali, creando sacche di invisibilità e indifferenza.

I dati sulla povertà lo confermano: l’Istat ci dice che la povertà aumenta, nonostante gli oltre 160 miliardi stanziati. Per questo il Governo ha fatto ciò che non era stato fatto in 20 anni: ha stanziato 14,5 milioni di euro per creare il fascicolo sociale e lavorativo elettronico, interoperabile con il fascicolo sanitario elettronico, per monitorare finalmente l’uso dei fondi.

D’altronde, mi hanno insegnato che non si può governare senza monitorare. Un imprenditore non può gestire un’azienda senza sapere cosa accade nella sua impresa. Così deve fare uno Stato, un governo, un amministratore. È quello che stiamo facendo. Non è sufficiente, non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo finale, che è migliorare la qualità della vita di tutti. Ma crediamo di essere sulla strada giusta. Gli indicatori lo confermano: +0,5% di PIL, tasso di occupazione al record dal 2007 con oltre il 63%, e 40 miliardi di investimenti dagli Emirati Arabi. La credibilità e lo standing internazionale dell’Italia non sono mai stati così alti. Tutto questo ci fa pensare che siamo davvero sulla strada giusta.

Concludo ringraziando ancora il Presidente Crisafi e tutti voi per ciò che fate ogni giorno investendo nell’Italia. Ricordo sempre a me stessa le parole di Olivetti: la fabbrica e gli investimenti non servono solo ad aumentare i profitti, ma hanno come fine quello di aumentare anche la crescita culturale, sociale, personale, familiare della comunità in cui si vive.

L’industria e l’imprenditoria italiana, in questo, nemmeno a dirlo, rappresentano un esempio straordinario. Hanno dei modelli virtuosi veramente da poter esportare anche al di là dei confini nazionali. Quindi io dico grazie a tutti coloro i quali investono ogni giorno, che fino ad oggi l’hanno fatto davvero come se fossero degli eroi, contando soltanto sulle proprie forze.

Io spero che oggi possano sentirsi meno soli nel portare sulle proprie spalle il sacrificio di mettere in gioco la propria esistenza, i propri denari, la propria vita e, quindi, anche il rischio familiare che questo comporta.

Dico grazie e spero davvero che questo governo possa farvi sentire accompagnati in questo gesto di generosità e di crescita, non solo individuale ma collettiva.”

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