Giuseppe Romano, Coordinatore Struttura ZES Unica all’Italian Investment Council 2025 by Remind

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AgenPress. Si sono conclusi il 27 febbraio 2025 i tavoli di approfondimento di “Italian Investment Council 2025” by Remind – l’Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi Italiani – un’importante occasione di confronto tra Pubblico e Privato per promuovere le eccellenze del Made in Italy all’estero, analizzare le sfide e le opportunità legate agli investimenti e allo sviluppo economico sostenibile, sociale e culturale.

Esperti, Imprenditori, Manager, Professionisti Partner di Remind che hanno messo a disposizione esperienze e competenze per delineare insieme alle Istituzioni internazionali, nazionali e locali le Politiche industriali per la crescita dell’Italia, per la sicurezza e il benessere delle persone dove vivono, operano e transitano.

Tra i partecipanti Giuseppe Romano, Coordinatore Struttra ZES Unica che ha cosi dichiarato: “Per una felice intuizione del ministro Fitto, che ha voluto estendere il concetto di zona economica speciale alle otto regioni del Mezzogiorno, e che ha fatto sì che questa zona economica speciale, quella italiana, per una superficie complessiva di 125 mila metri quadrati, fosse pari alla più grande zona economica speciale introdotta nell’Unione Europea, con una superficie pari appunto a quella di 19 Stati dell’Unione, almeno a 19 Stati dell’Unione, con due pilastri fondamentali.

Uno veniva ricordato prima ed è quello del permitting e della cosiddetta autorizzazione unica, che caratterizza gli investimenti nell’area Zes. Coloro che intendono investire nella nostra zona economica speciale hanno un solo interlocutore istituzionalmente preposto: la struttura di missione governativa, che riesce a indire una conferenza di servizi all’indomani della presentazione dell’istanza da parte dell’imprenditore, che sortisce il rilascio del titolo in un tempo assolutamente risicato rispetto a quello ordinario cui eravamo abituati. Infatti, il tempo che intercorre tra la presentazione dell’istanza e il rilascio del titolo, la cosiddetta autorizzazione unica, è in media riconducibile a 31 giorni. Quindi, un tempo che è una sorta di rivoluzione copernicana rispetto al passato, con una particolare accezione del titolo medesimo, che racchiude in sé ogni permesso, nulla osta o autorizzazione, comunque denominata, prima necessaria per avviare un’attività.

In termini empirici, quell’autorizzazione unica racchiude 37 autorizzazioni prima necessarie per poter avviare, per l’imprenditore, un’attività sul territorio. Questo effetto di sburocratizzazione ha determinato, sotto il profilo pratico, il rilascio, nel primo anno di attività della Zess Unica, di un numero di autorizzazioni pari a 416, fino al 31 dicembre del 2024, e che continua con un trend assolutamente crescente in questi primi giorni del 2025. Infatti, nel solo 2025, la medesima struttura di missione ha rilasciato ad oggi 118 autorizzazioni Uniche in poco meno di 50 giorni. Per cui, risultati che dimostrano come ci sia una voglia di investire sul nostro territorio che viene implementata allorquando si garantiscono strumenti di semplificazione burocratica, come quelli appunto che connotano l’autorizzazione unica.

Uno dei pilastri della zona economica speciale è accompagnato da quell’altro che è costituito dal credito d’imposta, quindi un incentivo fiscale dinamico e diretto. Che, per fortuna, non c’è cosa più bella di essere in possesso dei dati che permettono di valorizzare un risultato. Quel risultato, per lo scorso anno, è rappresentato dalle 6356 imprese che hanno fatto istanza per un riconoscimento di credito d’imposta per aver realizzato un investimento. E qui fatemi fare una precisazione: per norma, quell’investimento, per usufruire del credito d’imposta, deve essere almeno pari a 200 mila euro; c’è una soglia minima. Per cui, quelle 6356 istanze hanno un valore quantomeno superiore ai 200 mila euro, tant’è che il credito d’imposta riconosciuto, nella complessiva somma di 2 miliardi e 500 milioni di euro, ha potuto far beneficiare le singole aziende integralmente del credito richiesto, nella misura massima del 60%.

Quindi, un dato quello che promana dalle autorizzazioni uniche, che sommato a quell’ulteriore dato che promana dal credito d’imposta, ci fa contare nelle otto regioni meridionali investimenti ad oggi per circa 10 miliardi di euro in un solo anno. E questo dato è assolutamente significativo e rappresenta un segno tangibile della bontà di uno strumento che, appunto, veniva all’origine tacciato di essere dispersivo. Perché, secondo quella che, invece, ribadisco essere una felice intuizione dell’allora ministro Fitto, vicepresidente della Commissione Europea, ha di fatto dimostrato sul campo che, grazie all’allargamento territoriale del perimetro della zona economica speciale, si sono determinati effetti che non sono soltanto auspicati, ma che invece sono tangibili dopo un decorso temporale di appena un anno dall’istituzione della zona economica speciale.

Con un grande vantaggio per determinati settori. Perché vale la pena ricordare che, per la prima volta, vi è una visione di politica industriale nel nostro paese che viene racchiusa in questo documento: il piano strategico della Zess Unica, approvato da ultimo, registrato alla Corte dei Conti lo scorso dicembre, che individua, in ragione delle peculiarità delle otto regioni ricomprese nel perimetro della Zess, nove filiere da implementare, nove settori considerati strategici. E quei nove settori sono appunto quelli per i quali gli imprenditori avanzano istanza di autorizzazione unica, con un vantaggio che è previsto dalla norma, che è assolutamente anche questo dirompente. Infatti, quella autorizzazione unica che rilascia la struttura di missione Zess costituisce variante allo strumento urbanistico.

Pensate alle tante aziende dell’agroalimentare che sono in genere allocate in zone a ridosso tra quelle agricole e quelle produttive e che, in mancanza di uno strumento come l’autorizzazione unica, che appunto può variare anche lo strumento urbanistico, soggiacevano a dei tempi biblici per l’ottenimento di un permesso a costruire in ampliamento. Grazie allo strumento di semplificazione della Zess, invece, in soli 30 o 45 giorni, in ragione del coinvolgimento o meno di un’autorità ambientale, riescono ad ottenere un titolo per il quale mai prima di oggi avrebbero immaginato di impiegare un tempo così rapido. E questo ha determinato anche nel numero degli addetti, che sono derivati da questo impatto dell’autorizzazione unica, un aumento di circa 7 mila unità lavorative in maniera diretta, oltre a quelle determinate dall’indotto.

Insomma, numeri che raccontano come, quando ci siano strumenti idonei a costituire incentivi di natura diretta, accompagnati da incentivi di natura indiretta, come vale la pena ricordare quelle opere a supporto dei nuovi insediamenti, che sono dapprima state finanziate dal piano nazionale di ripresa e resilienza per circa 600 milioni di euro nelle aree Zess, e da ultimo con una delibera CIPES il 19 novembre che ha allocato ulteriori 300 milioni di euro per la realizzazione di infrastrutture in aree Zess.

Insomma, un disegno di politica industriale che vuole non solo l’attrazione degli investimenti, ma anche la creazione delle migliori condizioni possibili per implementare le attività già esistenti, con la realizzazione di infrastrutture capaci di supportare quello che si direbbe, in termini urbanistici, il carico urbanistico determinato dai nuovi insediamenti. Vi fermerei qui. Grazie.”

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