Palermo. Peculato e truffa. Divieto dimora per Gianfranco Miccichè. Auto blu per fini personali, anche per il gatto dal veterinario

AgenPress –  L’ex presidente dell’Ars Gianfranco Micciché, deputato regionale di Forza Italia, è indagato di pm di Palermo per peculato,  truffa aggravata ai danni dell’Ars e false attestazioni sulla presenza in servizio i reati contestati a vario titolo a lui e al suo autista, Maurizio Messina. Al politico è stata notificata oggi la misura cautelare del divieto di dimora a Cefalù.

Micciché e la famiglia avrebbero utilizzato l’auto blu per incombenze che nulla avevano a che vedere col ruolo istituzionale dell’ex presidente dell’Ars.

Su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, il gip del tribunale del capoluogo ha emesso per il politico forzista la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Cefalù, per Messina invece è scattato l’obbligo di dimora nei comuni di Palermo e Monreale. Sequestrati dalla Guardia di Finanza 24mila euro proventi dei presunti reati contestati agli indagati.

Nel luglio scorso era emersa un’indagine per peculato nei confronti di Miccichè per l’uso della sua auto per l’acquisto di cocaina. Il politico aveva prima negato e poi ammesso l’uso dello stupefacente.

A bordo dell’auto, avrebbero viaggiato componenti della sua segreteria, familiari e persone assunte nello staff politico. Quest’ultime, in realtà, sarebbero state impiegate in mansioni improprie: dalla pulizia, alla manutenzione della piscina, alla derattizzazione. L’Audi che faceva la spola tra Palermo e Cefalù sarebbe stata utilizzata anche per consegnare cocaina al politico, oltre al cibo acquistato dal ristorante dell’amico Mario Ferro, lo chef indagato per spaccio di droga. Nell’ambito di quell’inchiesta, si scoprì che Miccichè si sarebbe più volte rivolto a Ferro per l’acquisto di sostanze stupefacenti.

Secondo l’accusa, Miccichè avrebbe disposto all’autista dell’auto blu di accompagnare fino a Cefalù, “per incombenze domestiche”, il suo collaborato Vito Scardina. E ancora, oltre ai passaggi offerti a sua moglie, il politico si sarebbe fatto recapitare a Cefalù con quella vettura “un bidone di benzina”, oppure un imprecisato cofanetto. L’auto di proprietà della Regione sarebbe stata usata persino per “portare il gatto dal veterinario o recuperare il caricabatterie dell’iPad”.

Emergono intercettazioni con frasi come: “Stai tranquilla che sul peculato, proprio, na puonnu (ce la possono) sucare altamente”. Il gip scrive su Miccichè: “Ha avuto una gestione arbitraria e del tutto personalistica dell’autovettura”.

I magistrati contestano al politico di aver confermatofalse missioni di servizio, dichiarate da Maurizio Messina (dipendente dell’Ars e suo autista) per fargli mettere in tasca indennità non dovute per un totale di 10.736 euro.

L’inchiesta ha rivelato che, tra marzo e novembre 2023, Micciché avrebbe utilizzato l’Audi della Regione per viaggi privati, visite mediche, trasporti di familiari e membri del suo staff. Si sospetta anche il trasporto di cocaina e cibo dal ristorante dell’amico Mario Ferro, indagato per spaccio di droga.

In uno dei 33 episodi contestati, l’auto blu è stata utilizzata per trasportare il gatto di Micciché dal veterinario e, in un altro caso, per portare benzina alla moglie rimasta senza. Il gip ha commentato che Micciché ha avuto “una gestione arbitraria e del tutto personalistica dell’autovettura”.

 

 

 

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