Europee, Toninelli: “Il PD è un comitato elettorale attento solo alle poltrone”

AgenPress. “Il PD è un partito che quando va bene è un comitato elettorale, quando va male è un comitato d’affari. Ora è un comitato elettorale perché sta lavorando per presentarsi alle elezioni europee e quindi è tutto incentrato sulle poltrone e sui voti, non sui temi. Di conseguenza arriva all’ultimo istante per presentare la lista e il simbolo che, da quanto si vede, è completamente confuso, avvinghiato dentro questo dibattito sulla candidatura e il nome della Schlein, e poi ci domandiamo -e lo domando prima a me stesso- perché non andiamo più a votare?.

Ormai il dibattito politico è basso e funzionale a se stesso, e a un certo punto alla gente, che è pragmatica, che si alza alle 6 del mattino, che deve prendere il treno, che deve prendere la macchina nel traffico, che quando va a comprare il pane costa 10 euro al chilo e non più 2 euro come tre anni fa, cosa gliene importa se la Schlein mette il nome, il cognome, il soprannome o si candida? Il PD in Europa che cosa vuole fare? Vuole continuare a dare armi all’Ucraina? Vuole continuare a sostenere in maniera incondizionata Israele che oggi come Stato terroristico sta facendo un genocidio di palestinesi? O continua a parlare di sé stesso? Ma continuando a parlare di sé stesso spero che anche gli elettori del PD, soprattutto gli anziani che pensano di andare a votare ancora Berlinguer, smettano di votare il PD”, così Danilo Toninelli, già Ministro, ai microfoni di Radio Cusano Campus nel corso de ‘L’Italia s’è desta’, programma d’attualità condotto dal direttore del giornale radio Gianluca Fabi e dalla giornalista Roberta Feliziani, in merito alla scelta della  Schlein di inserire il suo nome sul simbolo del PD e alla relativa critica del professor Prodi.

“C’è da dire anche che-ha proseguito- questo modo di fare politica, in particolare di chi comanda i partiti in Italia, è anche lo specchio del declino culturale che abbiamo in questo paese perché, per esempio, i politici spendono soldi all’insaputa degli elettori per fare dei sondaggi interni che rimangono sulle scrivanie delle segreterie di partito. In base a questi, si uniformano nei temi; per esempio Salvini in questo è il numero uno: lui non proferisce parola se non sa che ha un consenso più o meno ampio. Agiscono dunque in questi termini ed è una cosa veramente triste: i leader dovrebbero assumersi l’impegno di dare i migliori esempi che ci possano essere, affrontando temi che non sono all’ordine del giorno, che non sono popolari, rischiando di perdere consenso, perché devono farlo in prospettiva quantomeno di medio e di lungo termine. Siccome tutti loro sanno, in quest’era di influencer, che la vita politica dura poco, cercano di stressare al massimo l’opinione pubblica in quel breve periodo in cui sono a capo. Questo dimostra che non sono all’altezza”.

E ha sottolineato “il problema è che oggi abbiamo una classe politica che non è in grado di tirar fuori il paese dal pantano culturale che sta vivendo. E ci meritiamo anche la Schlein, purtroppo”. Riguardo invece l’inserimento dell’ashtag ‘pace’ sul simbolo del Movimento 5 stelle ha dichiarato “quello della pace è senza dubbio un tema da affrontare, almeno dà un indirizzo politico alle azioni che i rappresentanti del M5S faranno quando saranno all’interno del Parlamento Europeo. Non penso che chi sarà eletto nel M5S una volta andato al Parlamento europeo, durante una votazione per l’ok a nuove armi all’Ucraina piuttosto che a nuovi sostegni a Israele per continuare il genocidio nella striscia di Gaza contro i palestinesi, voti a favore. Con la parola ‘pace’ quantomeno si offre un indirizzo politico, un perimetro da seguire. Quindi da cittadino io ti dico che non mi dispiace il fatto che ci sia scritto ‘pace’ purché, quando abbiamo scavallato le elezioni europee, quella parola diventi sostanza, perché è la sostanza che conta in politica, non la retorica”. Inoltre, nell’ordinamento del M5S è previsto che il nome apposto sul simbolo deve rappresentare qualcuno che poi vada effettivamente a lavorare al Parlamento europeo.

“Questa è parte integrante-ha precisato Toninelli- è un organo vitale del M5S che purtroppo, lo ricordo con grande sofferenza, venne derogato nel 2019 durante il Conte II da Di Maio. Voglio ricordare questo perché io ho vissuto e vivo ancora profondamente il rispetto del voto, perché il voto è sangue, il voto è vita dei cittadini che se si affidano, molto spesso inconsapevolmente, a una persona o a un partito, è per cercare di ottenere un miglioramento nella propria vita. E noi abbiamo sempre sostenuto che l’eletto dovesse portare a termine il suo mandato nel rispetto totale delle persone che lo hanno votato. Di Maio questo lo derogò, oggi non è più così e mi fa molto piacere”.

E alla domanda di un ascoltatore, ex elettore del M5S, sul fatto che inizialmente si dicesse ‘mai con il Pd’ “è uno dei principali motivi per cui quando qualcuno mi incontra per strada mi dice ‘vi avevo votato ma poi dopo le alleanze con il PD piuttosto che con la Lega ho smesso’. Ecco, al ‘mai col PD’, io aggiungerei mai col PD senza un accordo serioCon la Lega, che certamente non è stata un’alleanza facile, abbiamo inserito dei punti nero su bianco. Con il Pd invece ci siamo alleati su valori e principi molto astratti di conseguenza, come avete visto nel Conte II aldilà di una buona gestione della pandemia in quel periodo difficilissimo, non si è fatto nulla se non la votazione per la riduzione del numero dei parlamentari. E non si è fatto nulla perché non c’era un accordo scritto”.

Alla domanda di un altro ascoltatore circa le numerose promesse durante la campagna elettorale in particolare sul reddito di cittadinanza, Toninelli ha risposto “innanzitutto il costo del reddito di cittadinanza è un costo che, una volta entrato a regime, si sarebbe ampiamente pagato. Non è stata conclusa la fase due del reddito di cittadinanza perché non è stata conclusa la fase della ricerca e dell’assegnazione dei posti di lavoro che coinvolgeva i centri per l’impiego, i quali sono organizzativamente e funzionalmente in capo alle Regioni. Quest’ultimo ambito ha vissuto anche una sorta di boicottaggio politico dell’attivazione dei centri per l’impiego affinché si completasse il ciclo del reddito di cittadinanza. Per quanto riguarda invece i controlli noi come legislatori abbiamo inserito un reato specifico per le frodi e le truffe in ambito del reddito di cittadinanza. Ma in Italia c’è una problematica di sistema del paese, dal punto di vista del controllo e dal punto di vista dell’attuazione”, ha concluso Danilo Toninelli.

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