Palermo. Mafia e voto di scambio, arrestato esponente di Fdi Mimmo russo. Familiari boss assunti alla Conad

AgenPress –  I carabinieri hanno arrestato l’ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d’Italia Mimmo Russo, ex consigliere comunale nonché ex presidente della commissione Urbanistica che, su disposizione del gip Walter Turturici, finisce in carcere. E’ accusato a vario titolo e in concorso con Gregorio Marchese (61) e Achille Andò (73) – che vanno ai domiciliari – dei reati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, corruzione, traffico di influenze illecite aggravato dall’aver favorito Cosa nostra.

Il provvedimento è frutto delle indagini condotte tra il 2022 e il 2023 dal Nucleo investigativo, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, che “hanno consentito – si legge in una nota del Comando provinciale – di acquisire un grave quadro indiziario in relazione al rapporto di reciproca convenienza esistente tra un sindacalista, amministratore locale del comune metropolitano  in carica sino al giugno del 2022, ed esponenti di Cosa nostra palermitana”.

Quello ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale è uno spaccato malsano di favori in cambio di sostegno elettorale (in passato Russo era stato denunciato per corruzione elettorale). Sedici anni a Sala delle Lapidi, prima consigliere di quartiere, Mimmo Russo è uno dei nomi più conosciuti della destra cittadina (in una breve finestra ha appoggiato anche il sindaco Leoluca orlando): per ultimo è approdato in Fratelli d’Italia ma nel 2022 non è stato eletto.

Quattro mandati elettorali in cui, secondo l’accusa e i tanti pentiti che lo tirano in ballo, ha goduto sempre dell’appoggio dei mafiosi. Contatto trasversali, i suoi, da Borgo Vecchio allo Zen, da Porta Nuova alla Marinella, da Partanna Mondello a Corso dei mille e Brancaccio.

In cambio Russo avrebbe promesso e dato posti di lavoro a uomini di Cosa Nostra, ai loro familiari o a persone da essi indicati entrati nell’orbita di cooperative e associazioni finanziate con fondi pubblici. Su tutte la Trinacria Onlus, dove in passato tra gli ex Pip figuravano uomini del boss di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio, come Tonino Seranella braccio destro del capomafia.

Secondo la procura di Palermo, che ne ha chiesto ed ottenuto l’arresto, per anni avrebbe utilizzato per i propri interessi la funzione pubblica. Referente dei precari storici di Palermo, in occasione delle campagne elettorali che lo vedevano candidato, avrebbe promesso e procurato posti di lavoro a mafiosi e a loro familiari presso supermercati Conad o cooperative e associazioni finanziate con fondi pubblici come la Social Trinacria Onlus. Russo, inoltre, avrebbe messo a disposizione il proprio ufficio Caf per l’affidamento in prova ai servizi sociali di diversi condannati per mafia che, grazie al suo aiuto, sarebbero così riusciti a lasciare il carcere.

Da presidente della Commissione Urbanistica al Consiglio Comunale di Palermo si sarebbe messo a disposizione per soddisfare interessi di persone vicine alla mafia, consentendo alle cosche il controllo di concessioni, autorizzazioni e appalti. A Russo i pm contestano pure l’aver accettato la promessa di voti mafiosi dal boss dello Zen Sandro Diele, in occasione delle regionali del 2012: in cambio il politico avrebbe dato al capomafia soldi, cibo e buoni benzina da distribuire per convincere gli elettori del quartiere a votarlo. Per le comunali del 2022, in cui non riuscì a salire a Palazzo delle Aquile, si sarebbe inoltre fatto promettere, con la mediazione di Gregorio Marchese, figlio del killer di Cosa nostra Filippo Marchese, un pacchetto di voti da Achille Andò, consulente di due imprese di costruzione. In cambio gli avrebbe assicurato che, una volta eletto al Consiglio Comunale, si sarebbe speso per l’adozione di provvedimenti amministrativi in favore delle due società per cui lavorava, la Building Plot srl e la Building interessate a realizzare un centro commerciale a Rocella.

Grazie a Russo, l’amante del boss di Brancaccio Stefano Marino, la nuora del capomafia ergastolano Scimone: sono solo due delle persone assunte nei supermercati Conad.

“Tu devi votare, che i figli di quelli in galera devono entrare”, diceva il politico, non sapendo di essere intercettato, a un sindacalista che doveva sostenerlo alle elezioni comunali di Palermo del 2022. “O hanno una certa mentalità, sono cristiani o io li butto”, dove i “cristiani”, secondo gli inquirenti, erano i mafiosi. Un modo per dire che lui avrebbe accettato solo il supporto elettorale proveniente da certi ambienti.

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