Chico Forti. Legale, vittima di un sistema corrotto. Lo metterò sull’areo di ritorno. La madre ringrazia Giorgia Meloni

AgenPress –  “Chico ha scontato quasi 25 anni di carcere per un crimine che non ha commesso, sulla base di una serie di errori accaduti durante il processo, di una pessima difesa e, credo, di un sistema corrotto che non gli ha consentito di ricevere un giusto processo. Conosco le prove di questo caso. Ci lavoro da più di dieci anni”.

Lo spiega Joe Tacopina, avvocato newyorchese che segue la vicenda giudiziaria di Chico Forti da oltre un decennio, in un’intervista a Repubblica dopo l’annuncio della premier Giorgia Meloni del rientro in Italia dell’uomo.

“Sarò vicino a Chico presso il tribunale federale degli Stati Uniti, il prossimo mese o giù di lì. E quello sarà l’ultimo passo. Poi lo metterò su un aereo. Il futuro immediato prevede il ritorno a casa per stare con i suoi cari, in particolare con sua madre che ha quasi 90 anni e aspetta suo figlio da più di venticinque. Per quanto riguarda il dopo si vedrà. Chico è fuori dalla società da un quarto di secolo, ma è una delle persone più forti e straordinarie che abbia mai incontrato”.

E anche la madre è “convinta che sia stato vittima di un terribile errore giudiziario. Chico, sin da bambino, stava dalla parte dei più deboli: è sempre stato mite e pacifico. Ha un carattere burlone, ma è buono, leale, onesto”.

Maria Loner Forti un anno fa aveva lanciato un appello a Giorgia Meloni per il rientro in Italia del figlio. “Non ho ancora avuto modo di incontrarla o sentirla, ma spero possa accadere con il rientro di Chico. Per ora mi limito a ringraziarla con tutto il mio cuore e la mia anima. Grazie, grazie, grazie signora Giorgia. Credo sia stata la più grande emozione di tutta la mia lunga vita. Non vedo mio figlio da sedici anni, 2008. Andai a trovarlo in carcere in America per i miei 80 anni. Poi non ho più avuto la forza di muovermi. Avevo perso quasi tutte le speranze. Poi Chico, ogni volta che lo sentivo, mi esortava a resistere fino a quando non lo avessi ancora abbracciato. E così ho sempre fatto”.

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