Giuseppe Conte: “Ascoltiamo gli studenti, riponiamo i manganelli”

Questo Governo, a dispetto delle parole della Presidente Giorgia Meloni – che esortava i giovani ad essere liberi e manifestare per le proprie idee – non tollera il dissenso


AgenPress. Siamo andati ad ascoltare gli studenti che, a Roma, vicino al Viminale, hanno manifestato contro i manganelli facili e la repressione del dissenso.

Sono ancora vive davanti ai nostri occhi le immagini degli studenti pisani che l’altro giorno hanno manifestato a favore della Palestina, rincorsi e presi a manganellate dalle forze dell’ordine. A riguardarle sembrano tratte da filmati di repertorio recuperati dai momenti più bui della storia. Non degne di un Paese civile.
Abbiamo ascoltato questi giovani e ci siamo confrontati con alcuni di loro, anche in maniera vivace. Qualcuno non era informato sulle nostre prese di posizione e sulle nostre iniziative per far cessare la carneficina di civili palestinesi. Con i giovani si può discutere, ma vanno ascoltati. Sempre.
Quel che sta accadendo, con il Governo Meloni, è preoccupante.
Si moltiplicano gli episodi che confermano un clima repressivo, con reazioni violente ed eccessive di fronte a manifestazioni di protesta che pure si svolgono in maniera pacifica. Possiamo addossare la responsabilità ai singoli funzionari delle forze dell’ordine? È evidente che eventuali abusi vanno individuati e che le responsabilità personali vanno accertate.
Ma questa sera il Movimento 5 Stelle non era in piazza per manifestare contro le forze dell’ordine. Per noi la posta è ben più alta e le reazioni scomposte del centrodestra ne evidenziano in pieno la portata, a partire dal silenzio imbarazzato della Premier per finire alle dichiarazioni “pelose” di vari esponenti politici che solidarizzano con le forze di polizia a prescindere.
Questo Governo, a dispetto delle parole della Presidente Giorgia Meloni – che esortava i giovani ad essere liberi e manifestare per le proprie idee – non tollera il dissenso.
È un governo che sta scientemente realizzando uno “stato di polizia”, disseminando nuove fattispecie di reato e l’aggravamento delle pene già esistenti. Hanno iniziato con il decreto sui “rave party”. Hanno proseguito con le severe pene per gli episodi di “eco-vandalismo”. Hanno poi confezionato il disegno di legge sulla sicurezza che: introduce il reato di blocco stradale quando prima era un semplice illecito amministrativo; prevede una fattispecie aggravata contro l’imbrattamento dei beni pubblici; inasprisce le pene per l’inosservanza di prescrizioni della polizia stradale e per le condotte offensive contro le forze di pubblica sicurezza.
Ecco perché non ci accontentiamo affatto di ragionare di responsabilità individuali, ma ravvisiamo una “responsabilità collettiva” dell’intero Governo per questo clima repressivo che stiamo respirando.
Dobbiamo rimanere uniti e inflessibili e denunciare con voce ferma e chiara il tentativo in atto di soffocare le manifestazioni di protesta, di reprimere gli episodi in cui si esprime il dissenso politico e si esprime un pensiero critico. Dobbiamo difendere il nostro primario bene comune: la democrazia.
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