Funerali di Giulia Cecchettin: una bara bianca, coperta di rose bianche

AgenPress. Il feretro di Giulia Cecchettin, una bara bianca, coperta di rose bianche, che è stata accolta dall’applauso di migliaia di persone.

Sono state deposte all’interno della basilica di Santa Giustina a Padova, dove verranno celebrati i  funerali di Giulia Cecchettin, le corone funebri del Presidente della Repubblica, della presidente del Consiglio e dei presidenti di Camera  e Senato.

E’ stata Giulia Zecchin, 22 anni, migliore amica di Giulia Cecchettin, a leggere la prima lettura durante il funerale per la giovane uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta.

Omelia del vescovo di Padova, Claudio Cipolla:

Donaci, Signore, anche la pace del cuore, del mio cuore e del cuore di tutti i presenti, chiediamo la pace del cuore anche per Filippo e la sua famiglia. Il nostro cuore cerca tenerezza, comprensione, affetto, amore. La pace del cuore è pace con se stessi, con il proprio corpo, con la propria psiche, con i propri sentimenti soprattutto quelli che riguardano il senso delle azioni che compiamo e il senso della vita. Il nostro cuore è il luogo dove il Vangelo e la Pasqua di Gesù di Nazareth bussano con delicatezza pronti a dispiegare la loro forza umanizzante“.

I nostri, anche se umani e responsabili, sono sempre tentativi di amore, e noi siamo sempre in cammino e sempre in ricerca della strada migliore. Forse voi giovani potete osare di più rispetto al passato: avete a disposizione le università e gli studi, avete possibilità di incontri e confronti a livello internazionale, avete più opportunità e benessere rispetto a 50 anni fa. Nella libertà potete amare meglio e di più: questa è la vostra vocazione e questa puo’ e deve diventare la vostra felicità“.

Il sorriso di Giulia manchera’ al papa’ Gino, alla sorella Elena e al fratello Davide e a tutta la sua famiglia; manchera’ agli amici ma anche a tutti noi perche’ il suo viso ci e’ divenuto caro. Custodiamo pero’ la sua voglia di vivere, le sue progettualita’, le sue passioni. Le accogliamo in noi come quel germoglio di cui parla il profeta. Perche’ desideriamo insieme attendere la fioritura del mondo nel quale finalmente anche i nostri occhi saranno beati“.

‘La conclusione di questa  storia lascia in noi amarezza, tristezza, a tratti anche rabbia ma quanto abbiamo vissuto ha reso evidente anche il desiderio di  trasformare il dolore in impegno per l’edificazione di una società e  un mondo migliori, che abbiano al centro il rispetto della persona  (donna o uomo che sia) e la salvaguardia dei diritti fondamentali di  ciascuno, specie quello alla libera e responsabile definizione del  proprio progetto di vita”.

Questo impegno è indispensabile – prosegue – non solo per garantire  qualità di vita al singolo individuo ma anche per realizzare quei  contesti sociali e quelle reti in cui le persone siano valorizzate in  quanto soggetti in grado di dare un contributo originale e creativo’‘.

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