Coppa Davis, Filippo Volandri (capitano non giocatore dell’Italia): “Il momento che ci ha cementato è stata la sconfitta col Canada”

AgenPress. Filippo Volandri, capitano non giocatore della nazionale di tennis che ha riportato la Coppa Davis in Italia dopo 47 anni, è stato ospite di Rai Radio2 intervenendo nel corso del programma “Non è un Paese per Giovani”, condotto da Massimo Cervelli e Tommaso Labate.
Volandri ha raccontato: “Quante ore ho dormito negli ultimi due giorni? Ho recuperato il sonno che non ho fatto negli ultimi due mesi. Ho sempre dormito bene, però il mio psicologo mi ha fatto vedere che per arrivare al successo dobbiamo affrontare qualche notte insonne. E le abbiamo affrontate tutte. I tre match point di Djokovic contro Sinner? La fiducia nei ragazzi non la perdiamo mai, ma sarei ipocrita se non dicessi che l’ho vista brutta. La qualità di Sinner è che non molla mai, quando va in risposta e si ritrova anche 40-0 se fa un punto si carica tantissimo. Sa che è il primo punto di un qualcosa che può essere fondamentale. Là ha fatto lo stesso, ha giocato il primo punto come se fosse l’ultimo”.
Sull’avventura degli azzurri: “Il momento che ci ha cementato è stata l’esperienza di Bologna. Perdere 3-0 contro il Canada nella prima partita, quando eravamo favoriti, ci ha compattato molto. Era un momento particolare, ci ha cementato realmente, per la prima volta abbiamo usato la parola famiglia, e non è proprio scontato. Anche Berrettini che è venuto pur non potendo giocare è stato importante. Non è una cosa scontata”.
Sul suo ruolo: “Che cosa si dice ai giocatori per caricarli? E’ un lavoro tecnico e di psicologo, ma più manageriale che tecnico. I ragazzi hanno degli allenatori con cui lavorano tutto l’anno. Io li prendo sotto la mia responsabilità tre o quattro settimane. Li ho visti crescere, però, si parla in maniera diversa. Sinner ha bisogno di un tipo di comunicazione non eccessiva, Musetti e Arnaldi hanno bisogno che gli si parli molto, Sonego lo devi prendere sul divertimento e l’entusiasmo, mai sul troppo serio. Ognuno di loro ha bisogno di una comunicazione diversa. Io ho alle mie spalle delle persone meravigliose con cui condivido questo successo, da solo non ce l’avrei fatta e non ce la farei, ora si parla del capitano e dei giocatori, ma dietro c’è un grande gruppo. Per arrivare qui abbiamo fronteggiato mille difficoltà, tanti infortuni, un po’ di polemiche, ho fortemente voluto mia moglie e i miei figli con me. Noi piano piano ci stiamo rendendo conto di cosa abbiamo fatto. E’ stato strepitoso”.
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