Divario salariale donna. Capone (UGL): “Inaccettabile, incrementare tutele e implementare investimenti”

AgenPress. “Incentivare l’occupazione femminile è un presupposto essenziale per lo sviluppo e la coesione sociale del Paese. Purtroppo, la condizione femminile nel mondo del lavoro è difficile e le lavoratrici sono lontane dalle piene ed effettive pari opportunità. Molte donne sono costrette dopo la maternità ad abbandonare il lavoro per seguire i propri figli o a ridurre le ore di impiego professionale, vista l’assenza di servizi adeguati.
Si ritrovano così a guadagnare meno e a ottenere minori progressioni di carriera, con la conseguenza, a distanza di anni, di stipendi ridotti rispetto alle colleghe senza figli e ancora più squilibrati rispetto ai colleghi di sesso maschile. Questo è inaccettabile”.
Lo ha dichiarato il Segretario Generale dell’UGL, Paolo Capone, in merito al divario salariale per le donne. “In tal senso, l’UGL guarda con favore alla nuova misura di decontribuzione extra introdotta specificamente per le donne con figli con un vantaggio retributivo che potrà arrivare fino a 1.700 euro netti l’anno – ha proseguito – Per garantire la parità di trattamento e salvaguardare l’occupazione femminile occorre agire su più fronti, incrementando le tutele per le lavoratrici e garantendo la parità di avanzamento di carriera. Il gender gap si riduce soltanto implementando gli investimenti in infrastrutture sociali, destinando maggiori risorse alla formazione e incentivando meccanismi di premiazione del merito.
È necessario mobilitare risorse senza precedenti a sostegno delle lavoratrici utilizzando una parte cospicua dei fondi del Pnrr per garantire l’impiego delle donne e rimuovere gli ostacoli all’ingresso e al rientro nel mondo del lavoro. Inoltre, occorre una riformulazione di Opzione donna, rafforzando gli strumenti di flessibilità in uscita. L’UGL ribadisce la necessità di valorizzare la maternità e l’importanza di arrivare a una pensione di garanzia a tutela di tutti coloro che hanno percorsi professionali discontinui, a prescindere dall’età anagrafica”.
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