Nadef. Giorgetti, situazione delicata. Effetti negativi superbonus sui conti pubblici comporterà sacrifici

AgenPress – Il documento è stato predisposto tenendo conto “di un quadro economico-finanziario su cui gravano gli effetti di una politica monetaria restrittiva basata sull’aumento dei tassi d’interesse e le conseguenze del conflitto russo- ucraino” .

Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella premessa alla Nadef, spiegando che la situazione economica e di finanza pubblica “è più delicata di quanto prefigurato in primavera”.

“Il governo – prosegue – si è mosso secondo una politica di bilancio seria, responsabile e prudente consapevole che fare debito non è mai una buona cosa ma, allo stesso tempo, considerando che l’aiuto alle famiglie con redditi medio bassi deve essere comunque confermato. Di conseguenza abbiamo rideterminato – sottolinea – la previsione di crescita per il 2023, il 2024 e gli anni successivi, aggiornando anche il livello di indebitamento che ogni anno ci possiamo permettere”.

Per l’anno in corso, spiega il titolare di via Venti settembre: “per l’effetto del superbonus abbiamo dovuto incrementare l’indebitamento dal 4,3% – che avremmo abbondantemente realizzato mantenendolo sotto l’obiettivo in Europa che era al 4,5% – fino a 5,3%. Per l’anno 2024 – prosegue il ministro – abbiamo previsto un indebitamento del 4,3% sul Pil che ci permetterà di confermare la decontribuzione già decisa l’anno scorso, di confermare e di potenziare gli interventi a favore della famiglia e di avviare l’applicazione della delega fiscale con il primo scaglione del 23%”.

Gli effetti negativi del superbonus sui conti pubblici comporteranno sacrifici su altri fonti di spesa di cui però, dice Giorgetti, “siamo consapevoli perché le priorità sono appunto quelle che abbiamo segnalato. Dobbiamo scontare, ed è il motivo per cui il debito cala così lievemente, il fatto che abbiamo più di 80 miliardi di debiti fiscali dai bonus edilizi che scenderanno e che dovranno essere onorati nei prossimi 4 anni. In assenza di questi il nostro debito sarebbe sceso di un punto percentuale all’anno, esattamente come richiesto dagli altri Paesi europei”.

Riguardo al quadro di finanza pubblica previsto nella NADEF, il governo ritiene che non crei alcun conflitto né con la Commissione europea né con i mercati perché, afferma Giorgetti, “è improntato al principio della responsabilità e della prudenza con interventi indispensabili e necessari per assicurare la coesione sociale. L’aumento dei tassi d’interesse generato dalla politica restrittiva brucia risorse nell’ordine di 14-15 miliardi, sottratti ovviamente a interventi attivi a favore dell’economia e delle famiglie: è un buon motivo per non creare debito ma ovviamente dobbiamo ridurre gli effetti negativi su tutti noi”, conclude il ministro.

“In una situazione in cui la finanza pubblica è gravata dall’onere degli incentivi edilizi, dal rialzo dei tassi e dal rallentamento del ciclo economico internazionale, è necessario fare scelte difficili”.

Il governo ha scelto di affrontare “i problemi più impellenti – inflazione, povertà energetica e alimentare, decrescita demografica – promuovendo al contempo gli investimenti, l’innovazione, la crescita sostenibile e la capacità di reagire dell’economia”.

“La revisione al rialzo dell’impatto di bilancio dei crediti d’imposta legati al superbonus (1,1% del Pil) causa una revisione in aumento dell’indebitamento netto tendenziale previsto per quest’anno, dal 4,5% al 5,2% del Pil”.

Il governo comunque, aggiunge “conferma la propria determinazione a perseguire una graduale, ma significativa, discesa dell’indebitamento netto della Pa e un ritorno del rapporto debito/Pil al di sotto del livello precrisi pandemica entro la fine del decennio”.

“Per quanto riguarda la finanza pubblica, gli andamenti dell’indebitamento netto della P.a. e del fabbisogno di cassa del settore pubblico nell’anno in corso hanno fortemente risentito dell’impatto dei crediti di imposta legati agli incentivi edilizi introdotti durante la pandemia, in particolare del superbonus”, scrive ancora Giorgetti.

“A tale impatto si è aggiunto l’effetto del rialzo dei tassi di interesse sul costo del finanziamento del debito pubblico e della discesa dei prezzi all’importazione sul gettito delle imposte indirette”, aggiunge. “La revisione al rialzo delle stime di erogazione degli incentivi edilizi comporta maggiori compensazioni fiscali e, pertanto, un fabbisogno di cassa del settore pubblico che resterà elevato lungo tutto il triennio coperto dalla prossima legge di bilancio. A loro volta, proiezioni più elevate del fabbisogno di cassa comportano un’accumulazione di debito pubblico che rende più arduo conseguire una significativa discesa del rapporto debito/Pil”.

“Grazie anche ad altre entrate straordinarie previste per il 2024, il rapporto debito/Pil dello scenario programmatico segue un profilo di lieve discesa, raggiungendo il 139,6 per cento nel 2026. Riduzioni più rilevanti del rapporto debito/Pil sono proiettate per gli anni seguenti, dato che l’impatto dei crediti d’imposta si ridurrà marcatamente dopo il 2026 e che il Governo continuerà a seguire una politica di consolidamento della finanza pubblica, tale da produrre significativi miglioramenti del saldo primario (ovvero esclusi i pagamenti per interessi)”.

“Sebbene si preveda che il tasso di inflazione cali sensibilmente nei prossimi mesi, il forte rincaro dei prezzi dei beni e dei servizi inclusi nel paniere dei consumi, e in particolare dei generi alimentari, resta una delle principali preoccupazioni del governo”, scrive il ministro confermando che per questo verrà confermato nel 2024 il taglio del cuneo, che “in termini di impatto sulla finanza pubblica” sarà “la principale misura della legge di bilancio”.

La legge di bilancio finanzierà anche “l’attuazione della prima fase della riforma” fiscale, che “è una delle principali iniziative strutturali che il governo intende mettere in campo”, “con il passaggio dell’imposta sui redditi delle persone fisiche a tre aliquote e il mantenimento della flat tax per partite Iva e professionisti con ricavi ovvero compensi inferiori a 85 mila euro. La riforma ridurrà la pressione fiscale sulle famiglie, giacché essa sarà solo parzialmente coperta da una revisione delle spese fiscali”. “Sempre nell’ottica di un recupero del reddito disponibile delle famiglie”, inoltre, evidenzia Giorgetti, la manovra “finanzierà anche il rinnovo contrattuale del pubblico impiego, con una particolare attenzione al settore sanitario”.

 

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