USPP Lazio: Ferragosto in carcere laziali dati allarmanti il governo intervenga per carenze polizia penitenziaria

AgenPress. “Nel Lazio i nostri 14 penitenziari adulti, stanno vivendo uno dei momenti più duri degli ultimi 20 anni, dove la popolazione detenuta ha superato da tempo le 6200 presenze per una capienza possibile di 4829 su 5295 posti previsti (466 sono i posti in ristrutturazione), di cui 2280 di nazionalità straniera (oltre 500 solo a Regina Coeli) con un sovraffollamento complessivo del 30% in più.

Tra gli istituti penitenziari vediamo Regina Coeli struttura del 1650 il più longevo d’Italia funzionante come carcere dal 1881 (600 posti per 1000 presenze), Rebibbia Nuovo Complesso (1180 / 1580), Velletri (420/595), Viterbo (440/600), Civitavecchia (357/550), per citarne alcuni abbondantemente sopra la media del 30%” Questi i numeri resi noti da Daniele Nicastrini Segretario Regionale USPP Lazio. “Dal sito Giustizia.it” prosegue il sindacalista ” emerge che i Detenuti usciti dagli Istituti Penitenziari ex L.199/2010 dall’entrata in vigore fino al 31 luglio 2023 sono 2891, mentre quelli già condannati superano le 4500 presenze di cui 1130 con pene inferiori ai 3 anni. Dal 2008 la sanità penitenziaria è passata per legge in capo alle Regioni e quindi alle Asl presenti sul territorio, dove seppur in quei tempi spiegavamo come sindacato che la gestione dei detenuti era complessa, dove la sanità deve avere un suo budget, un organico e strumenti adeguati esclusivamente a tale esigenza, averlo voluto accorpare alle attività delle ASL di fatto ha assorbito ogni risorsa alla già complessa macchina sanitaria nazionale.

Per Nicastrini  “questa è la dimostrazione che dal 2008 in poi questa condizione ha aumentato notevolmente il disagio degli stessi detenuti, anche per carenze evidenti come mancanza di medici, infermieri e anche una certa diversità nel gestire un detenuto che può anche simulare problematiche dovute al loro disagio psichico, con continui atti autolesionistici, solo per raggiungere determinate terapie e attenzioni per accedere ai psicofarmaci, poi utilizzati per altri scopi come il traffico all’interno delle sezioni, situazioni denunciati proprio in questi anni dall’USPP Lazio”.

Delle carenze strutturali anche altri organismi e persino i garanti dei detenuti ne stanno parlando in queste settimane, evidentemente i fatti di cronaca “nera” all’interno delle nostre carceri iniziano ad allarmare anche loro, crediamo anche per i quantitativi importanti di droga che gira all’interno, oggetto di continui sequestri e denunce all’autorità giudiziaria.

Questi dati, dovrebbero far comprendere che la situazione NON può essere che ALLARMANTE, dove l’organico di Polizia Penitenziaria che dovrebbe far fronte alla loro vigilanza nelle sezioni detentive, quelli destinati ai servizi come colloqui famiglia, sopravvitto, cucine, vigilanze di altro tipo e quant’altro necessario nel rispetto dell’ordinamento penitenziario non supera le 2700 unità rispetto a quello previsto di 3600, ovvero meno 900 unità. Purtroppo i primi a farne le spese di questo gravissimo momento sono proprio i Poliziotti Penitenziari, con le tantissime aggressioni subite all’interno delle sezioni detentive, dove i 6200 detenuti sono stati aperti per effetto di disposizioni del DAP che dal 2015 ha deciso di tenerli fuori dalle celle oggi ridenominate – stanze di pernottamento- per destinarli alle attività lavorative, culturali e scolastiche, purtroppo venute meno per l’80 della popolazione detenuta, per mancanza di spazi, risorse economiche ma soprattutto per mancanza di personale di Polizia Penitenziaria!!!

A questo comunque non è mancata da parte della Polizia Penitenziaria la dedizione a svolgere il proprio mandato istituzionale, salvando decine e decine di detenuti pronti a togliersi la vita nei loro momenti di peggior sconforto, nel porre fine alle tantissime attività illecite come lo spaccio di stupefacenti, dove la cronaca di questi giorni spiega come arriva all’interno delle nostre carceri, di controllare i tanti detenuti definiti “psichiatrici” in attesa per molti di essere destinati alle REMS, di cui mostrano anche attività etero aggressivi nei confronti degli stessi agenti penitenziari nonché agli operatori sanitari, ed educatori penitenziari quest’ultimi carenti fortemente per almeno – 28 unità della forza prevista-.

Per quanto rappresentato, anche sul piano nazionale fa sapere l’USPP Lazio con altrettanta certezza che questo investe tutto il nostro sistema carcere con 57.300 detenuti (18.000 stranieri) su 51000 posti, con circa 34 mila unità rispetto ai 41 mila previsti di Polizia penitenziaria, dove le responsabilità di tale disagio sono dovute a delle scelte passate e NON condivise del nostro sistema politico e sociale, dove le forme volute sono dettate da scelte culturali e niente più. Sono comunque il 99,99% i casi di tentativi di suicidio sventati dalla Polizia Penitenziaria ogni anno, che se messo in condizione di operare col supporto clinico di esperti psicologi e psichiatri,  potrebbe  arrivare anche al cento per cento!

Sulle problematiche cogenti che riguardano lo stato di disagio vissuto dal personale di polizia Penitenziaria interviene anche il Presidente USPP Giuseppe Moretti che tuona :

“Non è più evitabile la proclamazione dello stato d’emergenza delle carceri, considerato anche il fatto che appare evanescente, per non dire nulla, l’azione dell’attuale capo del dipartimento Giovanni Russo (incontrato ufficialmente una volta nel mese di febbraio, ovvero all’atto  dell’insediamento) sia rispetto all’affrontare risolutivamente il problema delle aggressioni, sia sul dotare il corpo di strumenti adeguati di difesa e prevenzione degli eventi critici (come i suicidi dei detenuti) tristemente assunti alle cronache a Torino e in altre carceri nelle stesse ore. Le misure straordinarie sarebbero utili per liberare risorse necessarie a stabilizzare il sistema carcere e sicuramente più efficaci del proporre soluzioni come quella avanzata improvvidamente dal Ministro Nordio dell’uso delle caserme militari dismesse,  che come già suggerito pure può essere utile semmai per aumentare le capacità di arruolamento in supporto alle scuole dell’amministrazione penitenziaria”.

Per Moretti “È finito il tempo dell’attesa e pure se siamo certi che il Governo è già impegnato in questa direzione, occorre dare risposte per evitare l’implosione del sistema carcere confermando la nostra piena disponibilità a sedersi ad un tavolo interistituzionale anche per una riforma del Corpo ormai necessaria, senza escludere un ricollocamento dello stesso nel Ministero dell’interno seppur mantenendo la specificità che ne contraddistingue la sua azione nella sua unicità”.

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