1° Maggio. Tassone: “Speriamo che ci siano meno declamazioni e sindacati più liberi”

AgenPress. Ci sono momenti in cui bisogna fare delle riflessioni evitando la superficialità di ragionamenti rituali. Non basta registrare fatti e commentarli.  Difronte a particolari accadimenti che evidenziano problematicità bisogna impegnarsi a ricercare e indicare i giusti percorsi.

In questi giorni è sotto i riflettori la sentenza della Cassazione sulla “trattativa “Stato-Mafia”. Per la Suprema Corte non vi è stata alcuna trattativa e gli imputati, condannati nelle fasi processuali sono stati assolti.

Siamo in presenza non di un “episodio” ma di una vicenda giudiziaria che si è trascinata per decenni in cui sono stati coinvolti esponenti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Tanto dolore, famiglie distrutte, carriere spezzate che oggi la Cassazione ritiene tutto ingiusto. Questa sentenza è emblematica di tante “storie” analoghe meno note ma umanamente altrettanto gravi. Si parlerà ancora per qualche giorno e poi cadrà il sipario.

Il cumulo di dolore non sarà rimosso, la sfiducia verso le istituzioni aumenterà e le disfunzioni della magistratura continueranno ad essere oggetto di provvedimenti di riforma non esaustivi. Le procure hanno “imposto” modifiche solo parziali mentre la separazione delle carriere (non basta bisogna separare gli ordinamenti) sembra un traguardo irraggiungibile.

La situazione della giustizia civile con il cumulo esorbitante di ritardi è il segno di un degrado enorme. Riflettiamo quindi sulla sentenza della Cassazione per intraprendere la via di riforme serie e non finte. Se la “trattativa “non c’è stata la mafia c’è.

Esiste la criminalità organizzata conosciuta e una criminalità che opera nascosta negli interstizi delle istituzioni.  Vi sono fenomeni di soprusi, di ingiustizie, di persecuzioni consumati da chi usa metodi mafiosi: una stirpe di insospettabili per viltà di chi dovrebbe controllare.

Domani è il 1 Maggio e il pensiero va alla strage di Portella della Ginestra del 1 Maggio del 1947 ad opera della Banda di Salvatore Giuliano. Portella è ormai un simbolo. Dal sangue innocente versato il Paese si ritrovò a lottare contro la violenza e i disegni destabilizzanti di allora (separatismo della Sicilia). Anche domani il Paese deve ritrovarsi.

Speriamo che ci siano meno declamazioni e sindacati più liberi, finalmente fra il popolo, non solo nelle ricorrenze, per guidare i processi riformatori veri, essenziali perché le conquiste civili non siano un miraggio!

Mario Tassone

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