Attentato via Rasella. Dichiarazione della Fondazione Amendola su parole La Russa

AgenPress. Mentre il presidente del consiglio e il ministro Valditara giocano la partita della revisione storica puntando in maniera furbesca sulle rimozioni, Ignazio La Russa sceglie di dare sfogo alla sua incontinenza verbale, con l’indubbio merito di rivelare i vizi profondi della destra italiana (sempre in bilico tra ignoranza, propaganda nostalgica e vocazione alla manipolazione).

Come Fondazione Giorgio Amendola (fu proprio Giorgio Amendola ad assumersi la responsabilità dell’ordine dell’Azione di via Rasella) vorremmo ricordare a quella che dovrebbe essere la seconda carica della Repubblica nata dalla Resistenza non solo che a morire alle fosse Ardeatine furono gli antifascisti (italiani e non, ebrei e non), ma che l’attentato del Gruppo d’Azione Patriottica di Roma (perché questo era il nome dell’unità partigiana) colpiva in via Rasella i soldati di una compagnia del III battaglione del reggimento SS-Polizei «Bozen».

Un reparto, a nostra memoria, al quale non è dedicata nessuna Filarmonica o Istituto per l’assistenza dei pensionati. I battaglioni di questo reggimento furono invece tutti impiegati in operazioni di contro-guerriglia antipartigiana, con diverse implicazioni stragiste.

Un’attività nella quale fu coinvolta anche l’unità schierata in un primo momento a Roma e poi dislocata nel Centro-Nord dopo il ritiro dalla città. E questo senza contare che, nel difficile dopoguerra che tentava addirittura di processare la Resistenza, l’azione di via Rasella è stata giudicata come una legittima azione bellica, nel contesto della guerra di Liberazione nazionale.

L’unica cosa inadeguata è il senatore La Russa che, «per dignità, non per odio», farebbe bene a dimettersi dalla presidenza del Senato.

Fondazione Giorgio Amendola

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