Sono trascorsi dieci anni dal 13 marzo 2013, giorno in cui Bergoglio è stato eletto al Soglio di Pietro

AgenPress. Sono trascorsi dieci anni dal 13 marzo 2013, giorno in cui Jorge Mario Bergoglio è stato eletto al Soglio di Pietro. Il suo è un Pontificato contrassegnato dalla passione per l’evangelizzazione e dal cammino costante di riforma della Chiesa in senso missionario.

Un decennio durante il quale il tempo ha assunto due diverse dimensioni: quella progressiva, per avviare processi, e quello circolare, per andare incontro all’altro e tornarne arricchiti nel pensiero e nel cuore.

Jorge Mario Bergoglio, primo Papa gesuita, primo originario dell’America Latina, primo a scegliere il nome di Francesco e, in tempi moderni, ad essere eletto dopo la rinuncia del suo predecessore.

I processi fruttuosi avviati da Papa Bergoglio riguardano anche tre categorie particolari del cammino della Chiesa: l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la sinodalità. A segnare il primo ambito è, ad esempio, nel 2015, l’istituzione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, da celebrarsi ogni anno il primo settembre insieme alla Chiesa ortodossa, per esortare i cristiani a una “conversione ecologica”. Il medesimo appello risuona, in modo forte e chiaro, nella seconda enciclica del Pontefice (la prima, Lumen fidei, è condivisa con il suo predecessore, Benedetto XVI), Laudato si’ sulla cura della casa comune, pubblicata sempre nel 2015. L’asse portante del documento è l’esortazione a un “cambiamento di rotta” affinché l’uomo si assuma la responsabilità di un impegno per “la cura della casa comune”. Impegno che include anche lo sradicamento della miseria, l’attenzione per i poveri e l’accesso equo, per tutti, alle risorse del Pianeta.

Il 12 febbraio 2016, invece, a Cuba, si tiene un incontro tra Francesco e il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill. L’epocale avvenimento vede la firma di una dichiarazione comune per porre in pratica quello che il Papa definisce “l’ecumenismo della carità”, ossia l’impegno comune dei cristiani per edificare un’umanità più fraterna.

Sei anni dopo, quell’impegno risulta tragicamente attuale, dopo lo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, una guerra nel cuore dell’Europa, combattuta da cristiani che condividono lo stesso battesimo.

Indimenticabile, inoltre, il pellegrinaggio ecumenico di pace in Sud Sudan, compiuto il mese scorso dal Pontefice insieme all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, e al moderatore dell’assemblea generale della Chiesa di Scozia, Iain Greenshields. Quanto al dialogo interreligioso, una pietra miliare è rappresentata dalla firma, il 4 febbraio 2019, del documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, siglato dal Papa e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahamad al-Tayyib, ad Abu Dhabi.

Il testo è una tappa fondamentale dei rapporti tra cristianesimo e Islam, in quanto incoraggia il dialogo interreligioso e condanna inequivocabilmente il terrorismo e la violenza. Sul fronte della sinodalità, Francesco attua un cambiamento importante: la prossima assemblea generale ordinaria, la 16°, in programma in Vaticano in due momenti, nel 2023 e nel 2024, sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”, sarà la tappa conclusiva di un percorso triennale fatto di ascolto, discernimento, consultazione e suddiviso in tre fasi, ovvero diocesana, continentale, universale.

Nella scansione temporale progressiva di Francesco c’è poi la lotta agli abusi al cui vertice c’è il summit sulla protezione dei minori, svoltosi in Vaticano a febbraio 2019. Chiara espressione della volontà della Chiesa di agire con verità e trasparenza, assumendosi le proprie responsabilità in atteggiamento penitenziale, l’incontro ha come frutto il Motu proprio Vos estis lux mundi che stabilisce nuove procedure per segnalare molestie e violenze, e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato. Con un successivo Rescritto, inoltre, Francesco abolisce il segreto pontificio per i casi di abusi sessuali.

Inoltre, poiché il magistero pontificio non è cesura, ma continuità, forte è il legame di Francesco con i suoi predecessori, contrassegnato, il 27 aprile 2014, dalla canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. A loro si uniscono Paolo VI, canonizzato il 14 ottobre 2018, e Giovanni Paolo I, beatificato il 4 settembre 2022, del quale l’attuale Papa ricorda il sorriso, simbolo di “una Chiesa con il volto lieto, non arrabbiata, che non inasprisce i cuori”. Tuttavia, un posto speciale spetta al Pontefice emerito Benedetto XVI, venuto a mancare il 31 dicembre 2022. In dieci anni, il Papa non nasconde mai l’immenso rispetto che prova nei confronti di Joseph Ratzinger: in più occasioni ne loda la sapienza, la finezza teologica, la gentilezza e la dedizione. Il 5 gennaio di quest’anno ne presiede le esequie in piazza San Pietro, primo Pontefice degli ultimi due secoli a celebrare i funerali del un suo predecessore.

A dare contezza di un decennio di Pontificato, ci sono poi alcuni dati statistici: ad oggi, Francesco ha tenuto oltre 430 udienze generali, con 21 cicli di catechesi, e 8 Concistori per la creazione di 111 cardinali; 911 i santi canonizzati (inclusi gli 800 martiri di Otranto) e numerosi gli “Anni speciali” indetti, tra cui quelli per la Vita consacrata (2015-2016), San Giuseppe (2020–2021) e la Famiglia-Amoris Laetitia (2021-2022). Più di 550 gli Angelus e i Regina Coeli pronunciati e ben 39 le Costituzioni apostoliche firmate.

 

 

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