Proposta di revoca dell’onorificenza OMRI al maresciallo Tito”. Soddisfazione dell’ANCRI che lo chiede dal 2016

AgenPress. “Apprendiamo con grande sollievo che è stato presentato un nuovo progetto di legge per revocare il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana al maresciallo Tito. L’ANCRI lo chiede da 7 anni.

Con una lettera scritta nella veste di delegato ai rapporti Istituzionali dell’Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI) nel 2016 ho chiesto, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Quirinale, di valutare la possibilità della rimozione dagli elenchi del Quirinale le Benemerenze OMRI concesse ai carnefici delle Foibe, tra cui il maresciallo Tito”.

Lo scrive il Prefetto Francesco Tagliente delegato ai rapporti istituzionali dell’ANCRI.

In quella occasione – prosegue Tagliente – a nome del presidente dell’ANCRI Tommaso Bove e di tutti gli associati all’ANCRI lamentavo che a distanza di oltre 50 anni dall’eccidio, si continuano a ritenere benemeriti della Repubblica persone che la storia ne ha acclarato l’indegnità per l’orrenda carneficina di circa diecimila italiani, gettati nelle Foibe.” Lo scrive il prefetto Francesco Tagliente nella veste di Delegato alle relazioni istituzionali dell’ANCRI.

“Nell’auspicare l’annullamento della benemerenza richiamavo l’appello dell’Unione degli istriani, umiliati dalla permanenza del proprio carnefice nell’elenco più importante dei benemeriti della Repubblica.

Con la stessa missiva – scrive ancora Tagliente – ricordavo che l’Austria nonostante la morte del dittatore jugoslavo aveva revocato le onorificenze date a Tito e che la Corte Costituzionale Slovenia, aveva dichiarato incostituzionale l’intitolazione di una strada di Lubiana a Tito, dichiarando che ciò avrebbe comportato la glorificazione del regime totalitario da questi costituito e una giustificazione delle gravi violazioni dei diritti dell’uomo e della dignità umana avvenute durante il suo regime.

La risposta ricevuta fu chiara ed inequivocabile, ovvero: per revocare l’onorificenza è necessario cambiare la legge. Con l’attuale ordinamento infatti non è ipotizzabile alcun provvedimento di revoca perché Josip Broz Tito, insignito nel 1969 è deceduto.

La norma in vigore prevede che la persona oggetto dell’eventuale revoca debba essere preventivamente informata onde poter presentare una memoria scritta a propria difesa. La possibilità di revocare l’onorificenza, pertanto, presuppone l’esistenza in vita dell’insignito.

Mi sembra doveroso sottolineare comunque – aggiunge il prefetto Tagliente – che il conferimento dell’onorificenza al Maresciallo Tito deve essere valutato in ragione del momento storico in cui lo stesso ha avuto luogo, un momento in cui l’indagine storica non aveva ancora portato alla luce, in tutta la loro odierna indiscutibile gravità, i crimini di cui si era macchiato il decorato. Pertanto, il conferimento dell’onorificenza può essere valutato come un errore, figlio di quel tempo, cui oggi si deve porre rimedio in nome di tutte le vittime delle imperdonabili atrocità commesse sulla base delle direttive politiche impartite personalmente dal cavaliere di gran croce Broz Tito Josip. Si deve porre rimedio ricordando gli oltre 10.000 i morti delle foibe, considerando non solo chi fu scaraventato negli abissi carsici, ma anche coloro i quali morirono nei campi di concentramento jugoslavi, annegati, fucilati ed eliminati dopo crudeli torture, tenendo presente che un migliaio di costoro fu già sterminato dai partigiani comunisti jugoslavi nelle tumultuose giornate successive all’armistizio dell’8 settembre.

 

Ma non sono stati solo la Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati e gli Insigniti al Merito della Repubblica dell’ANCRI a chiedere la revoca, perché il 12 febbraio 2020, il gruppo di Fratelli d’Italia propose una mozione alla Camera impegnando il governo ad “adottare ogni possibile iniziativa di competenza finalizzata alla revoca della più alta onorificenza della Repubblica italiana concessa al Maresciallo Tito, anche post mortem, in ragione del fatto che l’insignito si è macchiato di crimini crudeli e contro l’umanità universalmente riconosciuti, anche nella prospettiva di sanare, seppur in parte, la ferita del confine orientale, rendendo il giusto tributo alle migliaia di vittime e di porre rimedio a questa inaccettabile “distorsione””.

Mi sembra significativo che il primo firmatario di quella mozione era l’attuale Capo del Governo Giorgia Meloni. Ecco i firmatari «Meloni, Lollobrigida, Luca De Carlo, Acquaroli, Baldini, Bellucci, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Galantino, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi».

Apprendo oggi – conclude Tagliente – che il gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, con primi firmatari Walter Rizzetto, il capogruppo Tommaso Foti e la deputata triestina Nicole Matteoni, hanno concretizzato un’idea che da tempo si stava formando, presentando un progetto di legge per inserire nell’ordinamento italiano la possibilità di revoca del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana a chiunque, anche se defunto, come il maresciallo Tito, si sia macchiato di crimini crudeli e contro l’umanità. Attendiamo fiduciosi l’iter legislativo”.

 

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