Giorno del Ricordo. L’ANCRI ricorda la tragedia delle foibe e tutte le vittime innocenti dell’odio razziale

Tagliente, ancora oggi i veri avversari da battere sono l’odio e la discriminazione


 

AgenPress. Il 10 febbraio celebriamo il Giorno del Ricordo. Una solennità dedicata alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.

E bene premettere che rispetto a quei drammatici fatti il riconoscimento è stato un po’ tardivo. La ricorrenza infatti è stata istituita dal Parlamento italiano, come solennità civile nazionale, solo nel 2004, a distanza di 59 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Un riconoscimento arrivato dopo 4 anni dal Giorno della Memoria istituita nel 2000 per ricordare le vittime dell’Olocausto, delle leggi razziali e coloro che hanno messo a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.

Per pregiudiziali ideologiche e calcoli diplomatici per anni e si è preferito non parlare delle foibe. Abbiamo assistito a una sorta di riduzionismo o negazionismo. Valutazioni diplomatiche e convenienze internazionali hanno contribuito a negare, ignorare o far rimuovere la verità su quei fatti drammatici delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano dalmata e delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra.

Alcune proposte di legge in vero erano state presentate nel 1995 dai deputati Menia, Fini, Tatarella Tremaglia e Gasparri, nel 1996 dal deputato Menia, nel 2000 dal deputato Bisceglie tutte senza esito favorevole. Solo a seguito proposta di legge presentata il 6 febbraio 2003 d’iniziativa di un centinaio di deputati, primo firmatario Menia fu avviato l’ter che portò a colmare il debito di riconoscenza verso la memoria di migliaia di italiani.
Merita di essere ricordato che le iniziative parlamentari erano state precedute dall’impegno delle associazioni combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati, che nel 1980 erano riuscite a far riconoscere il pozzo di Basovizza e la Foiba n.149 quali Monumenti d’interesse nazionale.

Così come va riconosciuto al Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga di essere stato il primo nel 1991 a rendere omaggio istituzionale al Monumento di Basovizza, quale memoriale per tutte le vittime degli eccidi del 1943 e 1945. A quella iniziativa istituzionale fece seguito, due anni più tardi, la visita del Presidente Oscar Luigi Scalfaro, che nel 1992 aveva dichiarato la Foiba di Basovizza “monumento nazionale”. Ma il gesto storico di riconciliazione epocale, che resterà nella mente di tutti, è stato nel 2020 quando, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il suo omologo sloveno Borut Pahor, mano nella mano davanti alla Foiba di Basovizza vollero suggellare la chiusura del capitolo di odio in cui erano sprofondate le genti italiane e slave durante la Seconda Guerra mondiale e che si è trascinato per oltre 70 anni.
Nel 2004 la legge istitutiva della solenne celebrazione del “Giorno del Ricordo” scelse il 10 febbraio, giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, tra lo Stato italiano e le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, che misero formalmente fine alle ostilità.

Le condizioni del trattato includevano l’assegnazione alla Jugoslavia dell’Istria, del Quarnaro, della città di Zara con la sua provincia e della maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia.
Alla legge istitutiva del Giorno del Ricordo seguirono critiche e vivaci contestazioni. Sin dalla prima celebrazione, diversi gruppi dell’estrema sinistra organizzarono delle contromanifestazioni in alcuni contesti anche molto violenti. Non mancarono episodi di vandalismo contro i simboli delle foibe e dell’esodo.

Ricordo le contestazioni del 10 febbraio del 2007. Da Questore di Firenze, ho dovuto a gestire una manifestazione di piazza molto critica. La contestazione, diciamo così, un po’ vivace di un corteo diretto alla deposizione di una corona di fiori monumento in memoria delle vittime delle foibe. Del caso oltre ad alcuni parlamentari, si interessarono il Capo della Polizia e lo stesso Ministro dell’Interno.

E ancora oggi, in molte località dell’Italia, si registrano atti di vandalismo contro vari simboli delle foibe, spesso in prossimità delle celebrazioni. I fatti che continuiamo a registrare confermano che c’è ancora tanto da fare sul fronte della educazione e della formazione per una lettura critica e una capacità di comprensione della storia. La mattina del 7 febbraio 2022 su un muro del polo di Novoli dell’Università di Firenze, è apparsa una scritta spray con vernice rossa che recita “Il vostro revisionismo non cancellerà la nostra memoria partigiana”. La frase, a pochi giorni dal Giorno del Ricordo ha provocato indignazione.

Ed è proprio per questo che l’ANCRI anche quest’anno con lo sguardo rivolto a tutta la storia ha voluto ricordare tutte le vittime innocenti dell’odio razziale. Soltanto pochi giorni fa, il 27 gennaio, l’ANCRI ha celebrato la Giornata della Memoria per ricordare l’olocausto e a distanza di 15 giorni celebra il Giorno del Ricordo, per commemorare le vittime dei massacri delle foibe. Dalla Giornata della Memoria al Giorno del Ricordo. Tutte vittime di feroci persecuzioni etniche e politiche.

Ancora oggi i veri avversari forti e insidiosi da battere sono l’odio e la discriminazione che alimentano solo altro odio e violenza.
E proprio per provare a intervenire su quelle piccole sacche di deprecabile negazionismo militante che si nutrono della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi, da tempo vado dicendo che Io le vittime innocenti, di quei massacri, commessi peraltro con una disumana ferocia, le metto sullo stesso piano.Gli esseri umani sono tutti uguali.
Non dobbiamo mai dimenticarlo. Le tragedie come quelle delle Foibe e della Shoah vanno rievocate per rimanere stampate nella memoria collettiva.
Ed è stato molto impostante far diventare il 10 febbraio una data simbolo per l’intera collettività scelta per ricordare la ferocia dell’uomo sull’uomo e per onorare le vittime di quei tragici avvenimenti.

Alla brutalità dell’eccidio delle Foibe l’ANCRI risponde promuovendo la cultura del rispetto della vita attraverso percorsi di crescita civile e con la vicinanza a tutti i familiari delle vittime di quegli efferati massacri.
Emblematico l’omaggio reso da una delegazione di insigniti, guidati dal presidente nazionale Tommaso Bove, al Commendatore al Merito della Repubblica, Giuseppe Comand, socio onorario dell’ANCRI, l’ultimo testimone oculare tra gli uomini che videro risalire a grappoli i corpi dei nostri italiani innocenti dalle profondità delle Foibe.

Il 13 marzo del 2008 a Latisana (UD), il presidente Tommaso Bove, insieme con il Delegato Friuli Cav. Enrico Maria Carella ed il Delegato Udine Cav. Pasquale Serra, si recarono a casa del Comm. Giuseppe COMAND, per rendergli omaggio con la consegna della tessera e la pergamena quale socio onorario dell’ANCRI. Il Commendatore Comand ci ha lasciati due anni fa all’età di 99 anni.

Lo scrive Il prefetto Francesco Tagliente sulla pagina FB.

 

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